Aperture domenicali, negozianti felici del cambio di rotta. Sindacati furibondi 

Le reazioni. La linea morbida annunciata dalla Provincia trova l’apprezzamento dei commercianti: «Bene, ma quando le leggi si fanno in fretta emergono le criticità». Duri i rappresentanti sindacali: «È lo svuotamento pezzo dopo pezzo della norma che ci aveva trovato d’accordo»

di Fabio Peterlongo

Trento. Gli “attori” politici ed economici reagiscono all’intenzione dichiarata ieri, al nostro giornale, dall’assessore provinciale Roberto Failoni di alleggerire le chiusure domenicali nelle zone cosiddette non turistiche (principalmente Trento, Rovereto e Pergine). I negozi potrebbero tener aperto in undici o dodici domeniche da qui fino alla fine dell’anno, contro le nove finora previste. Questa rimodulazione, per quanto si tratti di ipotesi, provoca il giorno dopo l’opposizione dei sindacati e il favore delle associazioni di settore.

Cauto l’assessore comunale di Trento Roberto Stanchina che parla di un «piccolo passo in avanti», ma conferma la bocciatura della legge: «È una legge scritta male, in particolare per le esigenze della città di Trento». Stanchina rilancia l’esigenza di una riflessione complessiva: «Non basta uno “zuccherino” per far contento Stanchina o le categorie che stanno protestando. Bisogna riconoscere il ruolo turistico della città di Trento, dimostrato numeri alla mano, per presenze di visitatori e strutture ricettive».

È simile il ragionamento del presidente Dettaglianti Confcommercio Massimo Piffer, che apprezza l’ammorbidimento della posizione provinciale ma attende fatti: «Stiamo chiedendo da tempo che si vada in questa direzione. Il dietrofront dimostrerebbe che quando le leggi si fanno in fretta, emergono ben presto le criticità». Piffer rimarca l’opposizione alla legge: «La chiusura domenicale di alcune attività economiche cade dall’alto su un settore che ha bisogno di programmazione per organizzare al meglio il lavoro. La legge così come è proposta stronca in corsa la possibilità di programmazione e non va nell’interesse del territorio». Piffer richiama la giunta a maggior ascolto delle istanze emerse dagli operatori: «Nulla vieta un ragionamento su una rimodulazione dei festivi, ma occorre ragionare insieme agli operatori, anche quelli delle province vicine, altrimenti si va a creare una concorrenza sleale. E ci potrebbero essere profili di incompatibilità con il Decreto Monti che liberalizza gli orari».

Soddisfatto dell’apertura mostrata dalla Provincia al riguardo è il presidente di Sait Roberto Simoni: «Non siamo mai stati d’accordo con questa norma, ma questo passo, se formalizzato, andrebbe nella giusta direzione».

Sul fronte opposto, si trovano i sindacati, che per una volta si erano trovati d’accordo con la giunta Fugatti, e di cui non apprezzano il dietrofront: «Ieri abbiamo avuto un incontro con un dirigente del Dipartimento al commercio, riferisce che questo aumento nel numero delle domeniche aperte al momento non è sul tavolo - ha precisato Paola Bassetti, segretaria di Filcams Cgil - ma se così non fosse ci troveremo davanti ad uno svuotamento pezzo dopo pezzo della legge che ci aveva trovato d’accordo, perché riteniamo le chiusure domenicali un elemento di giustizia sociale». Bassetti sottolinea come le deroghe allo spirito della legge comincino a diventare insostenibili: «La giunta sembra voler salvare capra e cavoli, dando una serie di contentini alle associazioni datoriali, facendo diventare l’impatto di questa legge poco più che simbolico e per nulla sostanziale. Chi chiuderà la domenica con questo approccio? Solo pochi centri commerciali?».

Anche l’altra sigla sindacale, la Fisascat Cisl, si dice assolutamente critica, ma pone l’accento sull’esigenza di discutere le eventuali aperture domenicali in sede di trattativa contrattuale: «È evidente che questa legge è stata fatta in fretta e che adesso tutti tirano la giacchetta - ci tiene a sottolineare il segretario Fisascat Cisl Lamberto Avanzo - ma per noi è prioritario sederci ad un tavolo con la politica e con le associazioni datoriali per discutere dei dettagli contrattuali».

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