Addio Sandra Frizzera donna, autrice e madre che parlava ai cuori

Oggi al cimitero di Trento l’ultimo saluto alla scrittrice Gli immensi dolori di mamma, la fantasia dedicata ai bimbi

di GiorgioDal Bosco

di GiorgioDal Bosco

Sandra Frizzera, l’altro ieri - i novanta anni li avrebbe compiuti in febbraio -, è andata a raggiungere i suoi adorati figli: Viviana, morta molti anni fa in un incidente stradale in Francia, e Ruben avvocato cinquantenne. E’ questo il primo grande pensiero che le si deve: il dolore di una mamma nel perdere un figlio supera qualsiasi altra emozione. E chi, come Sandra Frizzera, ha saputo elaborare tale ineffabile dolore, metabolizzandolo, superandolo e arricchendo la propria sensibilità di scrittrice, ma anche di donna concreta, prima di ogni altra considerazione, va tributato proprio per questa forza d’animo un simbolico ma scrosciante applauso. Due dolori devastanti e due romanzi a loro dedicati, a testimonianza – quasi avesse voluto sussurrare sottovoce questa garanzia nell’orecchio della memoria dei suoi figli – che la loro perdita sarebbe stata per lei non un pozzo nero di dolore, ma un inesauribile cesto di nuovi sentimenti che andavano ad arricchire lo spettro cromatico della sua sensibilità. Gli stessi titoli di questi due libri sono suggerimenti, nobili e sereni, puntuali ma anche di grande respiro, di questa forza d’animo: “Un cuore, due vite” e “Lunga notte verso il domani”.

Sì, ben prima di tutta la sua feconda capacità di scrittrice, di donna che parlava alla fantasia dei bambini, di donna che aiutava i disagiati con il Centro italiano reinserimento sociale (Cirs), di membro del Forum della Pace, di consigliere comunale, di membro della commissione della Cultura della Provincia, di membro della Accademia Medicea di Firenze e di quella roveretana degli Agiati, prima di tutto questo ci sembra giusto parlare del suo essere donna, mamma e moglie. La contraddistinguevano esteriormente tratti gentili se non aristocratici che le erano spontanei perché le nascevano dentro. Quando proponeva ai diversi editori che hanno accettato (anche in campo nazionale) i suoi libri, il dialogo tra i due è sempre scorso su un binario affabile, mai ansioso anche Sandra se era ben conscia del suo valore che non l’editore, che non la conosceva, sapeva subito apprezzare.

In lei, altra qualità che non va dimenticata, era la fantasia che sapeva coniugare con la realtà. O forse era la realtà che le donava sorgenti di fantasia. E una tale personalità non poteva mancare di scrivere anche per i bambini tanto che gran parte della sua opera è rivolta proprio ai ragazzi, lavoro che le scuole trentine hanno quasi subito ben accolto come stimolo alla lettura. Ne citiamo alcuni: “Sei ragazzi, un vecchio e un cane” e due anni dopo, nel 1982, esce “Un’estate davvero eccezionale”. La sua creatività è sempre stata ondivaga, aggettivo nella sua accezione nobile. Appunto, realtà e sogno, società e umanità si riflettono nelle sue righe continuamente come in un gioco degli specchi.

Prendiamo ad esempio la nostra e “sua” città, Trento. Nell’ultimo decennio era stata la città a prenderle per mano cuore e “penna” scrivendo d’essa un. “poker” ovvero quattro distinti libri: Trento 1769, Sinfonia mozartiana”, Trento 1824 all’ombra di 100 bandiere” e, infine, “Trento 1918, le tante voci della storia”. Meno di un mese fa alla mostra dell’editoria trentina Sandra Frizzera aveva completato il poker con “Trento universitaria”. Ebbe anche “l’Aquila di San Venceslao”. E chi se non a lei, non soltanto come educatrice alla lettura dei ragazzi, ma anche come storica della trentinità questa onorificenza? Nel 1972 fu autrice di una sorta di scoop nella recente storia del Trentino, scoprendo che Stivor, in Bosnia, era stata fondata negli ultimi decenni del 1800 da una colonia di valsuganoti che si era allontanata da Borgo e dintorni a seguito di una esondazione del Brenta che aveva vanificato per troppi anni i lavori agricoli di una popolazione già povera di per sé. Ecco, anche questa è cultura viva, vera, cultura che va oltre il quotidiano e che colloca Sandra Frizzera nella schiera dei trentini e trentine da ricordare con affetto e stima.