È arcense il violinista di Sting e Clapton

Massimo Turrini torna a casa per alcuni concerti: stasera è alla Spiaggia degli Olivi, a fine mese all’Arco Tango Festival


di Maurizio Zambarda


ARCO. Massimo Turrini ha suonato in tutto il mondo accompagnando interpreti della musica classica e moderna dai nomi altisonanti. Alla soglia dei cinquant’anni (classe 1967) il violinista arcense – mamma Edda ha origini viennesi e veneziane, papà Luigi arcense doc, il fratello Paolo è apprezzato gestore del ristorante l'Ora – può considerarsi uno dei maggiori interpreti del repertorio di Astor Piazzolla, tanto da meritare la vittoria nel 2000 del concorso internazionale dedicato proprio al maestro di Mar de Plata.

Abbiamo incontrato Turrini alla vigilia del concerto di tango che terrà stasera alla Spiaggia degli Olivi con il quartetto “El dia Que Me Quieras”.

Certo, Massimo che dopo gli studi al conservatorio di Riva, il diploma al Marcello di Venezia e la laurea al Dall’Abaco di Verona, di strada ne hai fatta davvero tanta.

«Un po’, ma spero non sia finita».

Hai suonato con un’infinità di musicisti, impossibile ricordarli tutti. Nella classica con Accardo, Bruson, Gasdia, Carreras, Ughi, Zilberstein, Pavarotti e molti altri. Nel pop con i Queen, Cole, Sting, B.B. King, Eric Clapton, Deep Purple, Pausini e tanti altri da pelle d'oca.

«Con Milva ho suonato tango e in prima fila c’era il compositore Carlo Alberto Rossi (una su tutte, fra le sue creazioni: “E se domani”, ndr) che mi ha fatto la corte perché suonassi un suo pezzo. Andavo a casa sua, un attico a Milano, Gershwin a palla e mi abbracciava come un padre. Il brano? “Stradivarius”, non glielo ho mai inciso, non mi piaceva».

Tra tutti i tuoi impegni sei riuscito a trovare il tempo per organizzare “Arco Tango Festival”: dal 26 settembre al 2 ottobre, da vedere anche sul sito glamassociation.it.

«Sono molto contento di poter proporre questo festival. Con l’associazione Glam, di cui sono il presidente, l’orchestra Collegium musicum di Hannover diretta da Sonke Gorhmann, la pianista Emanuela Facinoli, AnDromeda e l'Academia de tango daremo la possibilità di partecipare a serate milonghere, workshop per chi desidera perfezionarsi, appuntamenti cinematografici ed un insolito concerto-spettacolo: orchestra e 6 ballerini professionisti».

Cosa ci racconti delle tue frequentazioni giapponesi?

«Sono dieci anni che ci vado. Mi piace suonare lì. Il pubblico entra in sala anche un’ora prima del concerto. È una cosa che mi mette un po’ di ansia e spesso mi chiedo se stiano aspettando proprio me. La mia ammirazione per un popolo così sensibile all’arte è immensa. Teatri bellissimi, anche da 1500 posti».

E di Venezia, cosa ci puoi dire?

«È la mia città adottiva. Tanto ho sofferto quel primo anno di conservatorio, per adattarmi a quella realtà, quanta è stata la gioia che ho provato nei quindici anni successivi».

Le esperienze che ricordi più di altre?

«Ce ne sono tante, per fortuna. Ricordo il Messico, dove fui invitato da un mecenate per tenere dei master class per i violinisti dell’orchestra d’archi che lui presiedeva. I concerti a Kualalumpur con l’orchestra di Pavarotti, c’erano 40 gradi ma il palco era di ghiaccio con un effetto vapore pazzesco. E poi le esibizioni con James Brown, Joe Cooker, i Deep Purple e tanti altri».

Per gli amanti del tango, stasera, alla Spiaggia degli Olivi è di scena il raffinato e coinvolgente quartetto “El Dia Que Me Quieras” (in ricordo di Gardel) che oltre a Turrini può contare sul clarinetto eclettico di Stefano Menato, il pianoforte del bravo e ricercato Roberto Grassi e il contrabbasso del jezzista Flavio Zanon.













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