Il Punto

Trentino, i dati sul lavoro nero: irregolarità al 7,9%, sotto la media nazionale

Sono stimati oltre 21.000 lavoratori irregolari, per un valore di 728 milioni di euro: l'incidenza del valore prodotto dall'economia irregolare è del 3,2%. Dati in linea con il nordest, ma lontana dai picchi del meridione



Il lavoro nero continua a rappresentare una realtà significativa anche in Trentino. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia sui dati Istat relativi al 2023, nella Provincia autonoma di Trento si stimano 21.600 lavoratori irregolari, con un tasso di irregolarità del 7,9%. Un dato inferiore alla media nazionale, pari al 10%, ma che conferma la presenza di un fenomeno ancora diffuso anche nel Nord Italia. 

Sul piano economico, il valore aggiunto generato dal lavoro sommerso in Trentino raggiunge i 728 milioni di euro. L’incidenza del valore prodotto dall’economia irregolare sul totale dell’economia provinciale è del 3,2%, in linea con altre realtà del Nordest ma lontana dai livelli registrati nelle regioni meridionali, dove il fenomeno assume dimensioni ben più rilevanti. 

A livello nazionale, i comparti più esposti restano quelli dell’assistenza domestica, dell’agricoltura, dell’edilizia, della ristorazione e delle attività artistiche. In particolare, colf e badanti registrano un tasso di irregolarità del 48,8%, mentre agricoltura e pesca si attestano al 20,8%. Settori che anche in Trentino richiedono particolare attenzione per prevenire situazioni di sfruttamento e concorrenza sleale. 

L’analisi evidenzia inoltre come il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo stia evolvendo, interessando non solo agricoltura ed edilizia ma anche logistica, assistenza domiciliare e nuove forme di organizzazione del lavoro attraverso piattaforme digitali. Un quadro che conferma la necessità di rafforzare controlli, tutele e strumenti di contrasto anche sul territorio trentino. 













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