Sanità, per 7 italiani su 10 tempi attesa troppo lunghi: 6 su 10 rinunciano
L’indagine realizzata dall’istituto Piepoli per la Fnomceo ha fotografato le difficoltà incontrate dai cittadini nell’accesso alle prestazioni sanitarie, tra attese prolungate e scelte alternative per ottenere le cure. Il 54% dei cittadini vira verso le prestazioni private in caso di necessità
Per quasi 7 italiani su 10 i tempi di attesa della sanità italiana sono troppo lunghi e nel Sud e nelle Isole il dato peggiora ulteriormente, con la quota di giudizi positivi che cala al 24%. Ma l'effetto più importante riguarda i comportamenti concreti dei cittadini: quasi 6 italiani su 10 dichiarano di aver rimandato o rinunciato a cure o controlli a causa dei tempi di attesa; nel Sud e nelle Isole si arriva a due cittadini su tre.
Di fronte a tempi di attesa lunghi, il 54% dei cittadini sceglie prevalentemente di pagare una prestazione privata, in una struttura convenzionata o non convenzionata; solo il 21% aspetta nell'ambito del Ssn, il 9% paga una prestazione intramoenia, il 7% rinuncia alla prestazione, il 6% utilizza il Pronto soccorso e il 3% si reca in un'altra regione. È quanto emerge dalla nuova indagine dell'istituto Piepoli, condotta su un campione di 1000 cittadini italiani maggiorenni nel giugno 2026, realizzata per la Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri e presentata oggi a Roma.
Secondo l'indagine, il tempo medio di attesa per una prestazione sanitaria dichiarato dai cittadini italiani si attesta a 2,3 mesi. Il 41% indica di aver ottenuto la prestazione tramite una struttura privata a pagamento, il 32% attraverso il Servizio sanitario nazionale (Ssn) nei tempi previsti, il 27% attraverso il Ssn ma con tempi molto lunghi. Solo il 13% ha fatto ricorso all'intramoenia, la libera professione svolta dai medici ospedalieri al di fuori dell'orario di lavoro, utilizzando strutture e strumenti dell'ospedale.
L'indagine mostra inoltre che, secondo gli italiani, la prima causa delle liste d'attesa è la carenza di medici specialisti e di personale sanitario, indicata tra le cause dal 42% degli intervistati e come causa principale dal 23%. Seguono l'organizzazione inefficiente, al 26%, il mancato adeguamento delle risorse rispetto all'aumento dei bisogni di cura e la carenza di risorse economiche, entrambe al 23%. Solo il 6% indica l'intramoenia tra le cause.