L’organizzatore del “rave”: «Solo musica e libertà» 

Il “free party” sulla Martinella. «Se ci fossero posti dove fare le feste non violeremmo nessuna legge. E da quei prati abbiamo portato via anche una montagna di rifiuti non nostri»

di Luca Marsilli

Rovereto. «Illegale? Si, lo sappiamo e questo lo accettiamo. È vero che troviamo nella musica e nell’incontrarci al di fuori degli schemi in cui è già ingabbiata la nostra vita di tutti i giorni un modo di essere, di lottare per un mondo diverso. Ma non siamo tossici e non siamo vandali: essere dipinti come persone che non hanno alcun rispetto per l’ambiente non ci va giù: lo amiamo e rispettiamo molto più di chi ci addita. Tanto che sulla Martinella abbiamo raccolto non solo tutti i nostri rifiuti, senza lasciare a terra nemmeno un mozzicone di sigaretta, ma anche molti sacchi neri di sporcizia lasciata lì da escursionisti, sciatori, gitanti, gente che fa il pic nic. Gli stessi che si scandalizzano perché noi su quel prato siamo andati a fare musica e ballare».

A parlare sono due ragazzi roveretani, D. e G. Appasionati frequentatori del mondo dei “free party” (loro non li chiamano rave per il disvalore associato a quel termine) e, il primo, organizzatore dell’evento di sabato scorso in Martinella. «Ho riconosciuto - dice D. - di avere organizzato io la festa. Mi hanno denunciato per avere violato le norme contro gli assembramenti in era Covid, per organizzazione di un evento non autorizzato e per invasione di proprietà privata. Mi dicono che rischio una multa molto salata. Ma alla fine sappiamo che le denuncie vanno messe in conto: ci aiutiamo nel pagarle. In un anno io e molti altri abbiamo più volte sostenuto altri organizzatori di feste in tutta Italia per aiutare il “popolo che danza”. E il mondo di chi condivide questa passione e questa battaglia ha già iniziato ad aiutare me: i soldi per l’avvocato, arrivano da loro».

Non si tratta, si capisce parlando con loro, di un fenomeno isolato né estemporaneo: quello dei “free party” è un mondo. Ogni fine settimana d’estate c’è una festa libera e la “tribù” che le frequenta si sposta per inseguirle: in tutto il Centro Europa. I contatti si tengono coi messaggi telefonici. L’organizzatore avverte una settimana prima che ci sarà l’evento, ma solo la sera stessa comunica il luogo esatto. Tanto che in Martinella ci sono state persone che sono arrivate a mattina fatta.

«Cerchiamo posti nella natura, perché di città e di fabbrica ne abbiamo abbastanza, fuori mano per non dare fastidio a nessuno. Ma posti così non ce li dà nessuno: né i privati né i comuni a cui li abbiamo chiesti. E allora ci arrangiamo anche se siamo consapevoli di non essere a casa nostra, e chiediamo scusa ai proprietari dei terreni. Un prato, non ci serve altro. E lo pagheremmo anche volentieri, se ce lo affittassero. Invece di dipingerci come brutti e cattivi, una banda di tossici, che qualcuno provi a darci possibilità diverse dal violare regole che alla fine si pretende che rispettiamo solo noi: su quei prati ci sono centinaia di turisti estate e inverno, e ci fanno di tutto lasciandoci di tutto. Ma sembra che il problema sia solo la nostra musica».

Intanto la polizia ha identificato altri 6 dei partecipanti, denunciandoli per “invasione di proprietà privata”. Il numero complessivo dei denunciati sale così a 15.