Gioco d’azzardo, ogni roveretano “brucia” oltre 400 euro all’anno  

Nel 2016 tra slot machine e “gratta e vinci” persi in città quasi 14 milioni di euro con un trend in netta crescita. I dati choc presentati durante un convegno organizzato dal presidio di “Libera”

di Alberto Tomasi

ROVERETO. È una cifra a sei zeri quella che i roveretani hanno perso nel 2016 nel gioco d’azzardo, 13, 7 milioni di euro. È come se ogni cittadino maggiorenne di Rovereto avesse “bruciato” 420 euro nelle slot machine, al gratta e vinci, al superenalotto o nelle scommesse. Un dato che supera di molto la media nazionale, che è di 330 euro pro capite, e i numeri per i primi sei mesi del il 2017 dicono che il trend è in crescita (7 milioni di euro). I dati sono quelli ufficiali forniti dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, e svelano una realtà difficilmente immaginabile. «I tredici milioni di euro sono solo i soldi che i roveretani hanno perso nel gioco, ma quelli giocati sono molti di più» ha spiegato Claudio Forleo, coautore con Giulia Migneco del volume “Lose for Life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo” (Altreconomia), presentato venerdì’ sera nella sala Kennedy dell’Urban Center, in un incontro promosso dal presidio di Libera, a cui hanno partecipato anche Luigino Pellegrini del servizio alcologia e dipendenze dell’azienda sanitaria provinciale e lo psicologo Michele Zagni. Un fiume di denaro, insomma, quello che dai portafogli dei roveretani si è riversato soprattutto nelle tasche dei gestori delle infernali macchinette, presenti in quasi ogni bar e tabaccheria della città, e quindi nel casse dell’erario che nel 2016 dal gioco ha incassato oltre 10,5 miliardi, una bella fetta della manovra di bilancio. «La somma pro capite persa è 420 euro, ma non tutti i maggiorenni di Rovereto giocano, quindi la spesa va moltiplicata almeno per due, se non per tre» ha aggiunto Forleo. Ma di preciso dove sono finiti i soldi dei roveretani? La parte del leone la fanno gli apparecchi, slot machine e videolottery, con quasi dieci milioni di euro giocati, seguono il lotto (1,6 milioni), le lotterie (1,1 milioni), i giochi numerici a totalizzatore, ad esempio il superenalotto (poco più di 500 mila euro), e altri giochi sportivi (circa 300 mila euro). In Italia nel 2016 sono stati spesi nel gioco quasi 20 milioni di euro, triste primato europeo in rapporto alla ricchezza prodotta: «Lo Stato ha fatto politica aziendale sul gioco d’azzardo e non politica pubblica - ha detto ancora Forleo - e spesso hanno provveduto gli enti locali a introdurre una regolamentazione. Non c’è dubbio che il gioco sia un grande business ma che garantisce circa 154 mila posti di lavoro, va detto anche questo». Inevitabili infine gli effetti sociali: nel 2015 i ludopatici che in Italia si sono rivolti ai servizi per le dipendenze sono stati 24 mila: «Il gioco è uno stile di vita che spesso si presenta assieme ad altri comportamenti problematici come alcol e droga, - ha spiegato Pellegrini - per combatterlo è necessario un cambiamento culturale: il gioco è qualcosa che si è imparato, e per guarire occorre disimparare».

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