«Liberalizzare il kite? un rischio per la sicurezza» 

Il dibattito. Gli amanti di questo sport chiedono più spazio sul Garda, ma il Consorzio Trentino Vela frena: «Tavole veloci, 25 metri di cavi e uno specchio d’acqua troppo ristretto»

di MATTEO CASSOL

Alto garda. Nonostante tutte le incertezze e problemi legati alla pandemia, c’è soddisfazione tra i circoli velici del Garda trentino per quanto è stato possibile realizzare quest’anno: nei quattro mesi concessi dalla riapertura delle attività si è svolto un ricco programma, con i cinque sodalizi uniti nel Consorzio Garda Trentino Vela che sono riusciti a organizzare una trentina di eventi a livello nazionale e mondiale. Inoltre ci sono stati corsi settimanali che hanno avvicinato almeno settecento bambini e qualche decina di adulti al mondo della vela. Un grande volume di iniziative veliche che a detta dei circoli è incompatibile con la liberalizzazione della pratica del kitesurf sul Benaco settentrionale.

«In una fascia lago così ristretta – dice il presidente del Consorzio (e della Fraglia) Alfredo Vivaldelli – in cui operano cinque circoli e altre realtà commerciali legate alla vela che da decenni svolgono un'attività fatta di passione e grande professionalità è obiettivamente difficile trovare spazi per uno sport come il kite. Siamo consapevoli che il kite porta con sé grandi emozioni e sensazioni fortissime, tanto che due circoli del consorzio già coltivano questa specialità nel rispetto di tutte le regole per la sicurezza, ma la liberalizzazione senza regole riaccende le perplessità da noi espresse anche negli anni passati in merito al venir meno della sicurezza se sullo specchio di acqua dovessero navigare decine di tavole, in uno specchio di lago ristretto, a grandi velocità e con cavi lunghi circa 25 metri. La piccola fascia di lago trentina ospita giornalmente da febbraio a novembre i nostri istruttori con ragazzini che si allenano per le regate e altri che iniziano i primi approcci alla vela con età che varia dai 7-14 anni. La sicurezza è la prima cosa che noi insegniamo ai bambini, ma per questo è necessario che l’ambiente in cui si svolgono le attività sia sicuro. Qualsiasi ulteriore intervento che riducesse i margini di sicurezza metterebbe ancora più in difficoltà la gestione delle attività veliche consolidate, gravando ulteriormente su dirigenti e allenatori». Dal Consorzio velistico sottolineano poi che la funzione dei circoli, indirettamente, è anche quella di promuovere il territorio e di funzionare da volano per il turismo: «È bene ricordare che in anni normali nelle nostre acque si organizzano circa 260 giorni di regate, portando sul territorio più di centomila presenze, che influiscono positivamente su tutto l'indotto turistico. È nostro impegno mantenere il più alto possibile il numero di eventi a carattere nazionale e internazionale – conclude Vivaldelli – per contribuire all'economia locale».