Disabili e lavoro, il turismo apre le porte 

Otto strutture alberghiere hanno dato la disponibilità ad assumere Un percorso partito dall’esperienza del bar nella sede della Comunità di valle

di Gianfranco Piccoli
ALTO GARDA. Dal lavoro sociale al mercato del lavoro. Un passaggio complesso quando si parla di persone disabili, un passaggio che richiede soprattutto di superare una certa diffidenza rispetto alle capacità professionali. Eppure, grazie all’intuizione e alla volontà di tre sorelle, e al ponte creato da un manager dell’industria turistica, otto alberghi dell’Alto Garda si sono detti disponibili ad inserire negli organici persone disabili. In mezzo una rete articolata, costituita dalla Comunità di valle, dalla cooperativa Eliodoro, dall’Anffas e dall’istituto Alberghiero.

Tutto è cominciato cinque anni fa quando le sorelle Lara e Franca Bellotti (con la terza sorella, Monica), hanno vinto il bando per la gestione del bar nella sede della Comunità dell’Alto Garda e Ledro. Poco dopo hanno deciso di assumere, come dipendente, la sorella Veruska, invalida all’85%. Una sfida che si è rivelata vincente: Veruska si è inserita perfettamente nei meccanismi lavorativi del bar-tavola calda ed oggi è un volto familiare per chiunque frequenti la Comunità. Da qui l’idea delle sorelle Bellotti: perché non offrire l’opportunità di un tirocinio ad altre persone disabili? Ed è qui che è nata la rete con Eliodoro, Anffas, la Comunità di valle (attraverso i servizi sociali, ieri rappresentati da Costanza Fedrigotti) e l’Alberghiero. «Quando si parla di alternanza scuola-lavoro – hanno detto Chiara Volano e Rosalba Zambotti, referenti dell’Alberghiero – è sempre difficile trovare una collocazione per le persone con disabilità, anche se poi i riscontri sono sempre positivi».

Ma il passaggio dai tirocini formativi al mondo del lavoro vero e proprio è spesso un muro invalicabile e le esperienze maturate restano un patrimonio inespresso. L’anello di congiunzione, in questo caso, è rappresentato da Dino Sessa, manager nel mondo alberghiero. Contattato alcuni mesi fa dalle sorelle Bellotti, ha toccato con mano questa realtà, rendendosi conto che anche le persone disabili possono trovare una collocazione nel mercato del lavoro: «Al di là dell’indiscutibile aspetto etico di questo progetto, posso assicurare dopo aver visto con i miei occhi, che c’è anche l’efficienza». Garante per le strutture che vogliono assumere, è proprio Sessa: «Io porto qui, nel bar della Comunità, i datori di lavoro, perché si rendano conto delle capacità di queste persone». Otto fino ad ora, come detto, le strutture alberghiere che hanno accettato di mettersi in gioco.

«La sensibilizzazione nel mondo alberghiero è un passaggio fondamentale», ha detto Patrizia Angeli, assessore di Comunità alle politiche sociali, ringraziando tutti i soggetti coinvolti nel progetto. Cristian Aiardi, direttore della cooperativa Eliodoro, ha sottolineato l’importanza di trovare un ponte fra due mondi - quello del mercato del lavoro e quello sociale – che faticano a trovare un punto di incontro.

In questi anni sono una decina le persone che hanno svolto il tirocinio nel bar della Comunità, sempre con risultati soddisfacenti: «È importante dare a questi ragazzi un’occasione di autonomia – spiega Lara – durante il tirocinio abbiamo notato in tutti un enorme cambiamento, in senso positivo, sul piano relazionale».

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