Dillo al Trentino

Quella “strage silenziosa” lungo i tornanti delle Sarche

La segnalazione: «Hanno tolto anche alberi giovanissimi, il risultato è uno sconvolgente paesaggio lunare, squallido e post bellico». Avete una segnalazione? Mandate una mail a dilloaltrentino@giornaletrentino.it oppure mandateci un messaggio in direct sulla nostra pagina Facebook

LA NOSTRA MAPPA INTERATTIVA
 

SARCHE. Giusto liberare una strada dai pericoli, giusto creare una situazione di sicurezza. Ma dov’è il limite tra sicurezza stradale e distruzione del paesaggio? Se lo chiede Ottone Taddei, arboricoltore, che a “Dillo al Trentino” solleva il problema della strada che dalle Sarche porta fino a Ponte Arche.

«Da qualche anno è da noi in atto la tendenza di liberare i lati delle strade extraurbane da ogni tipo di vegetazione, in modo sempre più esteso, scrive Ottone. «Nel mentre una normale e ragionevole pulizia dei lati strada risulta utile e spesso salvifica in caso di eventi estremi, un eccesso di zelo conduce inevitabilmente ad un danno paesaggistico, specialmente se ad essere eliminati sono alberi perfettamente sani e stabili e la cui unica “colpa” è quella di allignare ad una distanza inferiore ai 6 metri dal lato strada».  

«Esiste però un caso limite che vorrei qui pubblicamente denunciare», prosegue. «Si tratta della strada che dalle Sarche conduce verso Ponte Arche e le valli Giudicarie. Nel suo tratto a tornanti, ricadente nella Valle dei Laghi, è stata compiuta in breve tempo una strage inaudita di tutta la vegetazione, composta prevalentemente in origine da pini, anche giovanissimi, per almeno 15 metri ma spesso anche ben oltre, da ognuno dei bordi strada.

Il risultato è uno sconvolgente paesaggio, lunare, squallido, post bellico direi, in cui pare si sia accanita una volontà di desertificazione senza precedenti. Non so quale sia stato lo scopo di questa che è ben più di un’esagerazione.

LA NOSTRA MAPPA INTERATTIVA

Se l’accanimento era rivolto contro il pino nero, vorrei sfatare una volta per tutte il mito che si tratti di una specie non autoctona. Lo è invece! Originario di Alpi e Balcani, si spinge fino ai Pirenei da un lato e fino al Mar nero dall’altro. Pretendere che una specie vegetale possa essere autoctona di un’area molto ristretta, come il Trentino, denota completa ignoranza in fatto di storia naturale, e mi rivolgo alle autorità forestali che si appellano al fatto che il pino nero sia stato introdotto. Errato, casomai è stato re-introdotto, ma certo non si tratta di specie aliena!

Se invece si voleva ottenere della biomassa comoda, in quanto agevole da prelevare, faccio notare come la pratica di rivolgersi alle biomasse come fonte alternativa e “rinnovabile” sia in fin dei conti poco sostenibile e dannosa.

Invece, sul lato dell’immagine ambientale che risulta da queste azioni, siamo all’azzardo puro: che immagine vogliamo dare al turista in arrivo in Trentino, in cui si allontana sempre più il bosco dalla strada dandone un’immagine di impiccio e pericolo insito..? L’esempio è deplorevole, e certamente non avvicina il turista ambientalmente orientato e consapevole. Per me il risultato è scioccante, ma invito chiunque conosca quell’itinerario a recarvisi ed a verificare di persona», conclude Ottone Taddei.

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