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Piné, branco di sei lupi avvistato sul monte di Costalta

Il rettore della riserva di Miola, Mauro Bertoldi, stava accompagnando un cacciatore sulle tracce di un gruppo di camosci: “Mai visti tanti. Il rischio è che sbranino pecore e vitelle”

GUARDA LE IMMAGINI: Si riposano sul crinale verso la Val dei Mocheni

BASELGA DI PINE’. Un branco di 6 lupi sul monte di Costalta, al confine fra altopiano di Piné e val dei Mocheni. Ad avvistarlo Mauro Bertoldi, rettore della riserva di Miola, che ieri mattina, 10 novembre, stava accompagnando un cacciatore sulle tracce di un gruppo di camosci.

“Erano passate da poco le 8”, racconta Bertoldi. “Abbiamo visto scappare improvvisamente i camosci dal crinale a 300 metri più sotto, nel ghiaione sotto la cava. Pensavo che ne fossero arrivati degli altri: siamo nel periodo degli amori. Invece usando il cannocchiale da osservazione ho scoperto che erano lupi: ne sono comparsi prima due e poi altri quattro un po’ meno grandi, probabilmente nati l’anno scorso”.

Branco di sei lupi avvistato con il cannocchiale sul monte di Costalta

Le immagini realizzate mercoledì mattina, dopo le 8, dal rettore della riservadi Miola, Mauro Bertoldi, e dal cacciatore che stava accompagnando

 

“I lupi sono rimasti sul crinale, ma verso la val dei Mocheni”, continua Bertoldi. “Li avevo a 300 metri. Le foto le ho fatte con il cannocchiale lungo a 40 ingrandimenti e non riuscivo a prenderli tutti assieme, così se ne vedono quattro a sinistra e due a destra. Sono rimasti lì una decina di minuti a riposare, poi il capobranco si è alzato e sono scesi verso Sant’Orsola. Erano sazi e belli tondi…”.

 

Bertoldi non aveva mai avvistato lupi a Piné. In estate sul monte di Costalta erano comparsi due esemplari, che avevano sbranato diverse capre. “A vederne così tanti mi ha preso lo sconforto: credo che un ungulato al giorno lo mangino per essere così in carne. C’è poi il pericolo che possano predare manze, vitelle e pecore”.

 

Secondo il rettore di Miola il branco potrebbe essere in zona da ottobre. Certo è che gran parte della selvaggina se l’è data a gambe: “Ho una fototrappola in zona casara, a metà versante – dice – e di animali non ne riprendo più da un pezzo” (l.m.).