Economia

Mais alimentare, costo fertilizzanti ed energia taglia semine e raccolti fino al -20%

Il settore, che rappresenta oltre il 90% del comparto con un fatturato superiore al mezzo miliardo, segnala difficoltà crescenti lungo tutta la filiera, dalle aziende agricole ai produttori di farine proteiche e prodotti gluten free. In Europa orientale si stimano cali produttivi analoghi, mentre le esportazioni risentono anche dei dazi statunitensi, già causa di una riduzione significativa delle vendit



Le semine di mais alimentare in Italia calano tra il 10% e il 15%, mentre le rese produttive fanno registrare una diminuzione fino al 20%; un doppio colpo inferto dai minori investimenti degli agricoltori in fertilizzanti e mezzi tecnici. Lo fa sapere Ailma, l'Associazione italiana lavorazione mais alimentare aderente ad Assitol, che rappresenta più del 90% del comparto per un fatturato di oltre mezzo miliardo, spiegando che l'aumento dei costi di produzione causato dalla crisi in Medio Oriente, colpisce duramente la filiera del mais, mettendo in sofferenza le aziende produttrici di farine proteiche e da leguminose gluten free.

"Nelle ultime campagne il vero problema è stato il meteo estremo, ma ora i prezzi dei fertilizzanti sono raddoppiati, così come i costi dell'essiccazione - fa sapere Massimiliano Carraro, presidente di Ailma - con gli agricoltori costretti a orientarsi verso altre colture o ad attendere tempi migliori, riducendo al minimo gli investimenti o ad attendere tempi migliori, cercando di ridurre al minimo gli investimenti in campo". L'incertezza coinvolge, a cascata, le imprese produttrici di farine da mais, che devono sostenere anche il peso dell'aumento di carta e plastica e, ancora più della logistica. Il rischio è che l'attività delle imprese diventi insostenibile nei prossimi mesi, fino a portare al fermo degli impianti produttivi.

Le farine proteiche di mais e da leguminose sono alla base di un'ampia gamma di prodotti, snack salati e dolci, prodotti da forno e per la prima colazione, birra, pasta, bevande vegetali e prodotti alternativi alla carne, anche nei filoni del senza glutine, biologico e proteico. La crisi non risparmia l'Europa dell'Est, con Romania, Ungheria e Polonia che prevedono una produzione in calo del 20% per l'incremento dei costi di gestione. Sulle esportazioni pesa inoltre la scure dei dazi americani, che ha già dimezzato le vendite. Tensioni internazionali che rendono impossibile la programmazione aziendale, denunciano i produttori che, per ora, hanno bloccato i listini per non colpire i consumatori.    













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