Stefano ha smesso di lottare 10 anni dopo il tragico schianto
Lavis. Il 26 dicembre 2010, alla guida dell’Audi di papà, con 5 amici a bordo, Rizzoli finì frontalmente contro un’altra auto Nell’incidente a Mezzocorona morì Michele Mosca. Lui, allora 18enne, non si riprese più dal coma: ieri il suo fisico ha ceduto
Lavis. C’è una notizia che non ha niente a che fare con il Coronavirus, ma che ieri ha comunque calato un velo di tristezza su Lavis. Stefano Rizzoli non ce l’ha fatta: è morto ieri. Aveva solo 27 anni e per gli ultimi dieci ha combattuto, con la forza di un guerriero, contro le conseguenze di un incidente. E con la sua morte, in un certo senso, in paese si è riaperta una ferita che non si era mai davvero rimarginata. Con il ricordo di un’altra giovane vita che si è spezzata su quella strada, nei pressi di Mezzocorona, nella notte di Santo Stefano del 2010, praticamente dieci anni fa, senza mettersi a fare conti inutili in simili situazioni. In quella notte, Michele Mosca morì per un terribile incidente, alla vigilia dei suoi 18 anni. In auto c’erano loro due, Stefano al volante e Michele al suo fianco, e altri amici della Rotaliana. Erano in sei in totale, stavano tornando da una festa sull’Audi del papà di Stefano. Una delle tante feste che si fanno nel periodo vacanziero e soprattutto che si fanno a quell’età, quando ci si sente invincibili e non si pensa che tutto possa cambiare in un secondo.
Dieci anni
Ci sono molti modi per raccontare questa storia drammatica, e forse quella che ha più senso non parte da quel maledetto incidente ma è quella che prende avvio subito dopo, è quella dell’amore di questi ultimi dieci anni. Non è stato facile affrontare tutto questo per la famiglia di Stefano, e c’è stato ovviamente tanto dolore. Stefano ha provato a lottare contro i limiti fisici di un male tanto forte, riuscendo a volte a sorprendere i suoi cari. Non era solo, a fianco ha avuto i suoi genitori e i due fratelli. La sorella Francesca ha continuato a scrivergli sulla bacheca Facebook, inesorabilmente ferma da dieci anni. L’ultimo messaggio pubblico è del 19 settembre scorso, per il compleanno: «Tantissimi auguri alla mia roccia, che non smette mai di stupirmi».
In questi anni, Stefano è stato accudito anche dal personale della Casa di riposo di Lavis, era poi stato all’hospice di Mezzolombardo e infine è stato trasferito a quello di Mori, dove purtroppo è morto, dopo che da qualche tempo le sue condizioni si erano aggravate.
L’incidente
La tragedia è successa sulla via del ritorno, dopo una festa, dieci anni fa. All’altezza della cantina Mezzacorona, a una curva, l’auto ha sbandato. Ha invaso la corsia opposta è si è scontrata frontalmente con un’altra auto, un’altra Audi su cui viaggiava una coppia di turisti tedeschi. Per Michele non c’è stato niente da fare, gli altri quattro amici se la sono cavata con graffi e una cicatrice nel cuore che non si cancellerà mai, Stefano ha lottato per tutto questo tempo, finché ha potuto difendere la sua vita.
Ieri dai balconi di Lavis è stato organizzato un flash mob per cercare di avvicinare le persone, in un momento di difficoltà legato all’isolamento nelle case. Diverse persone hanno fatto ascoltare una canzone dei Modà, “Come un pittore”. Un pensiero particolare è stato rivolto proprio a Stefano. Nel primo verso, la canzone dice: «Ciao, semplicemente ciao». In un certo senso, ieri l’intero paese si è stretto simbolicamente accanto alla famiglia, in un grande abbraccio virtuale. Il funerale sarà in forma strettamente privata, a causa dei limiti dettati dal Coronavirus.
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