In cammino con Mario Rigoni Stern fra boschi e cime dell'Altipiano
Arriva in libreria il viaggio dell'anglista e fotografo Loïc Seron, con prefazione di Paolo Cognetti e introduzione di Giuseppe Mendicino, che esplora i luoghi e i testi dello scrittore asiaghese scomparso nel 2008. «Per lui l'Altopiano è stato radici, scuola, rifugio e misura del vivere»
Artico fra cambiamenti climatici e nuovi scenari geopolitici
Arriva in libreria un viaggio dell'anglista Loïc Seron intitolato «Altipiano. In cammino con Mario Rigoni Stern», edito dalla vicentina Ronzani (224 pagine, 22 euro), con prefazione di Paolo Cognetti e introduzione di Giuseppe Mendicino.
Un volume che esplora i luoghi e i testi dello scrittore asiaghese scomparso nel 2008.
«Per Mario Rigoni Stern - si legge nella presentazione - l’Altopiano non è mai stato un semplice scenario: nella sua vita, come nelle sue opere, è stato radici, scuola, rifugio e misura del vivere, paesaggio capace di assorbire il trauma della guerra e di suggerire i modi di una lenta riconciliazione con la vita.
Da questo legame nasce un libro in cui fotografia e scrittura si intrecciano con rara coerenza. Loïc Seron, fotografo e autore francese, ha seguito per quasi due anni le sue tracce, tornando negli stessi luoghi dell’Altopiano in ogni stagione: boschi, cime e vallate, luci diverse, silenzi, segni di precarietà e di armonia.
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Alle fotografie d’artista si affiancano brani scelti tra le pagine dello scrittore e testi originali di Seron, in cui i ricordi delle estati d’infanzia sulle montagne francesi si sovrappongono alla scoperta dell’Altopiano, creando un ponte tra due mondi e due esperienze di vita.
In quest’opera racconto, documentazione e riflessione etica si fondono insieme, mettendo a fuoco i temi della tutela del paesaggio e della memoria, del rapporto tra individuo e comunità e dell’equilibrio possibile tra l’uomo e il territorio.
Non si tratta di una biografia né di una guida, ma di un appassionato invito a vivere i temi e i luoghi di Mario Rigoni Stern.»
Loïc Seron è un anglista e per alcuni anni è stato un insegnante. Suona il jazz, viaggia e si dedica alla fotografia: il suo sguardo si posa sui luoghi e sulle persone – chi lavora, chi crea, chi coltiva la terra – e cerca, in città come in montagna, la misura della presenza umana.
Scrive per raccontare storie senza finzione, mettendo in parole – in risonanza con l’immagine – ciò che ha visto, vissuto e sentito; lo fa con attenzione al dettaglio e alle sensazioni, senza perdere di vista il quadro d’insieme.
A guidarlo è una domanda ostinata, quasi urgente: con quali gesti e modi di pensare possiamo affrontare al meglio il tempo che viviamo?