IL DELITTO

Delitto della Val Gardena, il racconto del testimone: «Lo hanno arrestato davanti ai miei occhi»

Parla Oreste Siller (nella foto), benzinaio del distributore vicino al casello Bolzano nord. «Si era fermato per fare il pieno, quando è stato bloccato dai carabinieri»

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BOLZANO. «Erano da poco passate le 11 quando si è fermata qui quella Renault Station Wagon blu metalizzato. Ho fatto appena in tempo a chiedere all’uomo di mezza età che era alla guida quanta benzina volesse che è scoppiato il finimondo. Da nord, a sirene spiegate, è arrivata una pattuglia dei carabinieri. Sono scesi in due, armi in pugno: mi hanno intimato di spostarmi e lo hanno bloccato; quindi altre due pattuglie gli hanno sbarrato la strada per evitare che potesse fuggire. Poi sono arrivate altre due macchine della polizia e si è levato in volo un elicottero dei carabinieri».

Oreste Siller (nella foto), 59 anni di Soprabolzano, ha cominciato 30 anni fa a lavorare come benzinaio: martedì 14 agosto c’era lui in servizio al distributore Eni che si trova sulla statale, a pochi metri dall’ingresso del casello nord dell’autostrada del Brennero, quando Paolo Zoni, 64 anni di Madregolo (frazione di Collecchio) - in fuga da Santa Cristina, dove secondo gli investigatori aveva appena ammazzato a coltellate la moglie Rita Pissarotti, 60 anni - si è fermato per fare benzina. È probabile che subito dopo sarebbe entrato in autostrada, per tentare una disperata fuga.

«Non ho chiesto niente - racconta Siller - ma visto il dispiegamento di forze ho capito che doveva essere successo qualcosa di grave. Pensavo ad un furto visto che gli hanno perquisito anche la macchina, non certo ad un omicidio. Però a pensarci bene quell’uomo era sotto shock».

Negli occhi del benzinaio sono impresse le fasi concitate dell’arresto. «Con le pistole in pugno due carabinieri lo hanno fatto scendere dall’auto. Lui tremava tutto, era agitato, ma non ha detto una parola. Lo hanno perquisito. Gli hanno fatto togliere il gilet che aveva addosso; quindi hanno aperto il bagagliaio dell’auto e hanno perquisito anche quello. Dentro, se ho visto bene, c’era un borsone. Poi lo hanno ammanettato e portato via. La macchina è rimasta qui e sono venuti a prenderla più tardi con il carro attrezzi. Hanno coperto il sedile di guida con un sacco nero e per non lasciare impronte hanno usato i guanti».

Il fermo è avvenuto sotto gli occhi di una decina tra automobilisti e motociclisti che si erano fermati per fare benzina e bere un caffè al bar Roland del distributore Eni, prima di proseguire il viaggio verso le vacanze. Cos’era successo? Di cos’era accusato quel signore dall’aria anonima che, come loro, si era fermato per fare il pieno? La risposta qualche ora più tardi, quando dalla Procura della Repubblica è arrivata una nota molto stringata in cui si diceva che Paolo Zoni è stato sottoposto a fermo per l’omicidio della moglie.