la storia

Dalla poltrona del dentista ai pendii della Val di Cembra: la rivoluzione verde del dottor Nadalini

Odontoiatra di fama, ha lasciato lo studio per trasformare Gresta, minuscola frazione di Segonzano, in un’oasi agricola biologica. Insieme alla moglie Gerti ha fondato l’“Ordine contadino”, coltiva piccoli frutti, erbe rare e wasabi, ed è oggi tra gli “Ambasciatori del gusto” che promuovono la biodiversità trentina e l’eccellenza nella ristorazione


di Carlo Bridi


SEGONZANO. La storia che raccontiamo oggi è molto originale: non quella di un giovane imprenditore agricolo, ma quella di un odontoiatra di chiara fama, il dott. Danilo Nadalini, vissuto negli anni della gioventù a Segonzano, dove il papà faceva il medico condotto.

Il caso volle che una quindicina d’anni or sono, tornando nel paese da un amico e vedendo la piccola frazione di Gresta — dopo aver girato il mondo, sia come cacciatore sia offrendo il suo aiuto al mondo del volontariato internazionale —, si innamorò di questo piccolo paese. In una forra del torrente Avisio, acquistò nell’arco di pochi giorni una vecchia casa con due ettari di terreno, tutti situati su un pendio ripido, i cosiddetti “sgrebeni” in dialetto trentino. Un paesino dove i residenti sono poco più di una trentina.

Ma come mai questa scelta, che è diventata una scelta di vita? «Il posto mi è piaciuto immediatamente», racconta Danilo, «anche perché — cosa rara — la casa era di un unico proprietario».

Nell’arco di pochi anni, ha aggiunto altri terreni incolti fino ad arrivare a otto ettari, di cui tre intorno alla casa, nel frattempo ristrutturata in modo impeccabile.

Se c’è una cosa che colpisce del dentista, è il fatto che non sopportava di vedere tutti quei terreni incolti, dove crescevano acacie e rovi.

«Per me si trattava di un’esperienza nuova, anche perché, dopo aver sentito diverse campane, non ho messo a dimora né viti né meli, ma ho recuperato alla coltivazione campi che erano stati inglobati dal bosco. Su quei terreni, ottenuti dai terrazzamenti sopra i muretti a secco ricostruiti, ho fatto tutto ciò che era consentito senza stravolgere la geografia del paesaggio», precisa.

Si è così messo a produrre erbe aromatiche, piccoli frutti — mirtilli, lamponi, more — coltivazioni favorite dall’altitudine di 600 metri s.l.m. Con l’entusiasmo che lo contraddistingue afferma: «Abbiamo piantato persino il wasabi, il ravanello giapponese, e l’aglio ursino. Il tarassaco, essiccato e tostato, è una meraviglia. Ma ci siamo dedicati anche alla raccolta spontanea…»

Che cosa vuol dire? «Che i prati vengono falciati con attenzione, perché abbiamo le api e servono soprattutto i fiori. E qui c’è una biodiversità straordinaria».

Prima di impegnarsi nella coltivazione, il dentista ha voluto frequentare il corso per ottenere l’iscrizione nella sezione dei part-time degli imprenditori agricoli. Questo gli ha dato modo, coinvolgendo anche la moglie Gerti Pum, di origine austriaca, di avviare un’azienda agricola alla quale ha dato il nome di “Ordine contadino”. Un nome che lascia spazio a molte interpretazioni originali.

La cosa bella è che tutti i prodotti vengono trasformati in allettanti confezioni e commercializzati online, sia in Italia che all’estero, con il marchio Ordine contadino. Sono tutte produzioni biologiche, di nicchia, fatte con bacche, erbe, fiori e radici essiccate, destinate alla ristorazione di alta qualità.

Un mese fa, Nadalini ha raccolto malva, camomilla, calendula, fiordaliso, rosa e timo, tutti diventati “Ambasciatori del gusto”, aderendo all’associazione che rappresenta cuochi, ristoratori, pizzaioli, sommelier, personale di sala, pasticceri, gelatieri, macellai: tutti professionisti orgogliosi di far parte e di rappresentare il mondo della ristorazione e della cucina italiana. Ora vi aderiscono ben 250 soci, compresi alcuni provenienti dall’estero. Come tutte le associazioni che si rispettino, hanno anche un codice etico che tutti devono rispettare.

Danilo e Gerti hanno invitato gli Ambasciatori del Gusto per far conoscere la Val di Cembra e dare un po’ di lustro a questo villaggio fuori mano, con una strada molto stretta e curve a gomito per raggiungerlo, ma che è davvero suggestivo.

Il presidente è lo chef stellato di Cavalese, Alessandro Gilmozzi: «È l’unica associazione legata alla cucina italiana riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole e della Sovranità Alimentare».

«Fra di noi c’è uno scambio di informazioni, ci incontriamo varie volte l’anno, dal Piemonte, Lombardia, alle regioni del Sud Italia».

Dal Trentino-Alto Adige fanno parte degli “Ambasciatori del gusto” meno di una decina di cuochi stellati e sommelier, con Alessandro Gilmozzi in testa.

Conclude, con il solito entusiasmo che sa trascinare, l’odontoiatra che si avvale anche della preziosa collaborazione di alcune persone, con l’arch. Stefano Casagrande in testa.













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