SFRUTTAMENTO

Cnr, in Calabria sono 12 mila i lavoratori irregolari nei campi

Il rapporto: a gestire questo meccanismo è il caporalato con figure straniere e intermediari italiani che collaborano per reclutare e gestire la manodopera, intrecciandosi con la criminalità locale

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Il settore agricolo calabrese conta tra gli 11 mila e i 12 mila lavoratori irregolari, fenomeno critico soprattutto durante la stagione delle raccolte nei campi. È la fotografia scattata dai ricercatori dell'Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismed) Giovanni Ferrarese e Donato Di Sanzo, curatori dell'ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato.

Sono due le tipologie di sfruttamento della manodopera, spiegano i ricercatori, il lavoro grigio, dove i contratti esistono solo a livello formale, e il lavoro nero totale, privo di qualsiasi contratto.

A gestire questo meccanismo è il caporalato, oggi vere e proprie reti transnazionali. Caporali stranieri e intermediari italiani - rileva il rapporto Cnr-Ismed - collaborano per reclutare e gestire la manodopera, intrecciandosi con la criminalità locale. In questo contesto, la violenza non è episodica ma strutturale, configurandosi - concludono i ricercatori - come lo strumento definitivo e indispensabile per garantire la stabilità del sistema e perpetuare lo sfruttamento nei campi.   













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