CLIMA

Canicola e siccità: in Trentino forti disagi anche per allevamenti e pascoli

Coldiretti: a rischio l'approvvigionamento di fieno e cereali, crescono i costi per gli allevatori, la produzione di foraggio cala del 40% con punte fino al 60%. Il presidente Barbacovi: negli alpeggi la mancanza di pioggia ha prosciugato i prati e ridotto drasticamente la disponibilità di erba fresca così come di acqua

Ecco perché le ondate di calore sono più lunghe e si ripetono



Cresce l'allarme nelle stalle con caldo e siccità che stanno bruciando pascoli e mais, mettendo a rischio l'approvvigionamento di fieno e cereali per gli animali, mentre crescono i costi per gli allevatori. A lanciare l'Sos è la Coldiretti per le temperature elevate e le precipitazioni inferiori alla norma che fanno sentire i loro effetti anche per il settore zootecnico.

Una situazione che assume contorni ancora più drammatici negli alpeggi, e in val di Sole, val di Non, val di Fiemme dove la produzione di foraggio registra riduzioni superiori al 40% con punte fino al 60%. In calo la produzione di latte.

Sulla campagna di raccolta del fieno pesano quest’anno condizioni climatiche estremamente difficili, compromettendo il potenziale produttivo.

L'entità definitiva delle perdite dipenderà dall'andamento meteorologico fino alla raccolta, ma la siccità rappresenta già il principale fattore limitante, con pesanti ripercussioni economiche sulle aziende agricole e sull'intera filiera zootecnica.

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«La mancanza di pioggia - spiega il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi - sta causando cali della produzione dei foraggi con una media provinciale del 40%.

Una situazione che assume contorni ancora più drammatici negli alpeggi, dove la mancanza di pioggia ha prosciugato i prati e ridotto drasticamente la disponibilità di erba fresca così come dell’acqua necessaria ad abbeverare gli animali».

Il caldo record ha causato anche un aumento del 30% dei costi energetici negli allevamenti.

Le elevate temperature hanno reso necessario aumentare l’attività dei sistemi frigoriferi per raffreddare in tempo il latte.

Ma si spende di più anche per i sistemi di climatizzazione delle stalle, tra nebulizzatori, doccette e ventilatori per gli animali.

La siccità condiziona anche la produzione dei cereali per gli animali, con un incremento medio stimato di oltre il 30% dei costi per irrigare, tra consumo dell'acqua e del gasolio necessario per attivare gli impianti.

Molte aziende saranno costrette ad acquistare foraggio da fuori provincia.

«È la riprova - sottolinea Barbacovi - che l’emergenza caldo riguarda tutta la zootecnia, perché senza acqua e foraggio non è possibile garantire la permanenza degli animali in montagna e la continuità produttiva delle aziende. Il cambiamento climatico sta rendendo sempre più difficile programmare le attività agricole e zootecniche e impone interventi strutturali».

Allarme anche nel resto d'Italia. Negli alpeggi piemontesi si è scesi dai 7-8 quintali al giorno degli anni normali a 2-3 quintali. Di conseguenza si riduce drasticamente anche la produzione di formaggi.

Ma il fenomeno interessa tutte le stalle in generale, assediate dal caldo. Coldiretti stima una diminuzione media superiore al -20% tra giugno e luglio. Secondo l'analisi il caldo record ha causato anche un aumento del 30% dei costi energetici negli allevamenti.

Sulla campagna di raccolta del mais, spiega la confederazione agricola, pesano quest'anno condizioni climatiche estremamente difficili, con lo stress idrico che ha interessato in particolare le fasi di fioritura e riempimento della granella, compromettendo il potenziale produttivo.

Nelle aree maggiormente colpite di Piemonte e Lombardia i danni sono stimati già oltre il 30%, con punte fino al 70%, mentre in alcune zone il raccolto rischia addirittura di essere azzerato.

[foto: archivio Ansa]













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