arco 

«L’altalena inclusiva non è idonea» 

Alcune precisazioni di Odino Cocchi, l’esperto interpellato

ARCO. Tanto si è scritto e tanto si è detto sull’altalena inclusiva regalata da un gruppo di cittadini di Arco alla propria comunità, installata nel parco giochi dei giardini centrali e rimossa in conseguenza di un incidente che ha comportato alcune fratture a un bambino che vi stava giocando. L’altalena, nell’ottica dell’amministrazione, è destinata ad essere recuperata, in altro luogo meno affollato, ma c’è chi proprio la sconsiglia. A distanza di settimane è intervenuto Odino Cocchi “l’esperto” interpellato dal sindaco Alessandro Betta e che ha voluto precisare alcune questioni spiegando l’importanza della progettazione dei parchi giochi, del coinvolgimento delle associazioni, delle certificazioni e soprattutto della scelta accurata del gioco inclusivo. «Mi chiamo Odino Cocchi - scrive - e sono colui che è stato interpellato dal sindaco sulla vicenda dell’altalena inclusiva. Sono un volontario che dal 1984, quando non c’erano ancora le leggi di riferimento, si batte per una politica di pari opportunità, per i diritti delle persone con disabilità motoria e sensoriale. Quando vengo invitato nei tavoli istituzionali cerco di collaborare mettendo in evidenza le lacune tecnico culturali dei progettisti e dare il contributo necessario a raggiungere l’obiettivo finale. Non sono un perito e non mi sono mai permesso di sanzionare. Ho dato dei consigli al sindaco Betta in base a quanto mi era stato riferito dallo stesso sulla tipologia del gioco, sui requisiti e sulla mancanza della documentazione di certificazione». Cocchi spiega quindi nel dettaglio la normativa. «Chi realizza un parco giochi (costruttore, venditore ed ente pubblico) - sottolinea - ognuno per le proprie competenze, deve rispettare le norme tecniche di sicurezza vigenti EN 1176 riferita alla tipologia dei giochi per parchi e EN 1177- UNI 11123 riferite alla progettazione dei terreni e collocazione dei giochi. Ogni gioco deve essere corredato di una certificazione di conformità che ne attesti l’idoneità». L’altalena incriminata, invece, non sarebbe in possesso di tale certificazione. «Ho invitato il sindaco e gli assessori - continua Cocchi - a cominciare a progettare senza barriere coinvolgendo anche le associazioni del territorio». Quell’altalena però non è idonea. «Comprendo lo stato d’animo di coloro che hanno raccolto e donato fondi per l’acquisto di un gioco inclusivo, ma è il caso di perseverare nel mantenere un gioco che può creare dei seri danni a dei bambini o sarebbe meglio avere un confronto aperto per la collocazione di un altro tipo di gioco? Mi meraviglia - chiosa Cocchi - l’insistenza di un presidente di una associazione di persone svantaggiate di voler mantenere in essere un gioco che aveva evidenziato la sua pericolosità già prima dell’ultimo episodio». (l.o.)