Alluvione Nepal-Tibet, quasi 400 i morti e 1.400 i dispersi
La devastante alluvionme provocata dal crollo di un ghiacciaio a quota 5 mila metri ha travolto l'area di confine dove sostavano anche molti turisti presenti in zona per attività di trekking e di alpinismo, tre gli italiani che risultano irreperibili
La paurosa alluvione fra Tibet e Nepal causata dal crollo di un ghiacciaio
È salito a 389 il numero dei morti accertati dopo la vasta frana che ha colpito il Nepal. Lo riferisce la polizia locale, impegnata con oltre 8.300 agenti nelle zone colpite dal disastro per le operazioni di ricerca, soccorso e assistenza.
Le squadre di soccorso hanno tratto in salvo 466 feriti e continuano a percorrere le rive del fiume Bhote Koshi colpite dall'alluvione per localizzare le persone disperse che sarebbero oltre 1.400 persone ancora disperse.
Al momento si ha notizia di altre tre vittime nel vicino territorio cinese del Tibet.
Ci sono tre italiani ancora irreperibili dopo l'alluvione, secondo quanto reso noto dalla Farnesina: il primo è il ligure Marco Ratto, residente a Rapallo, che era in uscita dal Nepal verso il Tibet.
L'agenzia di viaggi cinese che avrebbe dovuto prendere in carico il gruppo ha confermato di aver perso i contatti al valico. Informazione confermata anche dall'agenzia nepalese direttamente alla famiglia.
Poi c'è una coppia italo-svizzera in viaggio dal Tibet verso il Nepal. Non ci sono i riferimenti dell'agenzia e non c'è ancora conferma che abbiano attraversato il valico.
Il Dipartimento di Stato americano fa sapere di essere a conoscenza del fatto che 90 cittadini Usa potrebbero essere dispersi a causa delle inondazioni in Nepal-Tibet e di cui non si hanno notizie. Al momento, il Dipartimento non ha notizia di decessi tra i cittadini statunitensi.
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Il segnale sismico registrato il 26 agosto al confine tra Nepal e Cina, inizialmente classificato come terremoto, "è stato successivamente ricondotto al collasso di un enorme blocco di ghiaccio e roccia, staccatosi da un ghiacciaio e precipitato per oltre un chilometro, che ha in seguito generato una frana", precisa l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), alla luce delle ultime analisi dei dati sismici e delle immagini satellitari.
"Da una prima ricostruzione, i detriti hanno temporaneamente ostruito il fiume Lhende Khola e il successivo cedimento della diga naturale ha liberato una imponente colata di acqua, fango e detriti che ha colpito gli insediamenti a valle", spiegano gli esperti Ingv in una nota.
I soccorritori stanno lavorando freneticamente per trovare sopravvissuti nelle aree del Nepal settentrionale devastate dalle improvvise inondazioni, molte località sono tuttora raggiungibili solo in elicottero, afferma Save the Children, l'organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che sta distribuendo aiuti di emergenza alle famiglie.
Il disastro nella regione di Rasuwa ha colpito mentre i bambini si stavano recando a scuola o stavano iniziando le lezioni. Spesso si devono percorrere lunghe distanze per raggiungere la scuola. Queste aree sono ora isolate dalle acque dell'alluvione, con il rischio che i bambini siano separati dalle loro famiglie o da chi si prende cura di loro.
I danni alle infrastrutture telefoniche e internet rendono inoltre difficile mettersi in contatto con i propri cari. Le famiglie cercano riparo ovunque possibile. Alcune si sono trasferite da parenti, altre vivono in edifici pubblici come i centri comunitari. L'accesso all'acqua potabile ha subito gravi interruzioni in tutto il distretto.
Lo staff di Save the Children, impegnato nelle aree colpite dall'alluvione, segnala notevoli difficoltà per raggiungere le comunità che necessitano di assistenza. Le strade sono bloccate o allagate e il traffico intenso sta rallentando le operazioni di soccorso, a causa del flusso di persone che fuggono dalle zone colpite e di quelle che vi si dirigono per dare supporto ai soccorsi.
Non è ancora scongiurato il pericolo di una nuova inondazione per la popolazione dell'area tra Nepal e Tibet sopravvissuta al crollo dell'enorme massa di ghiaccio, fango e detriti, precipitata da una quota di 5.000 metri a valle, che ha fatto centinaia di vittime.
A lanciare l'allarme è la climatologa del Cnr Marina Baldi, che attribuisce lo scioglimento dei ghiacciai, di cui una parte è crollata improvvisamente, ai cambiamenti climatici. "Il distacco del ghiaccio - spiega all'ANSA - è senz'altro stato causato dal riscaldamento globale. Le immagini scattate dai satelliti dell'Earth Observing System (Eos) della Nasa, prima e dopo l'evento, mostrano che è venuta a mancare una parte del ghiacciaio: non fanno però capire ancora il volume totale rimasto.
Previsioni su quando ci potrebbe essere il nuovo crollo, e sulla sua intensità non possono perciò essere formulate".
Il fenomeno, secondo Baldi, potrebbe ripetersi se dovesse cederne anche la restante parte: i rischi per la popolazione sopravvissuta, quindi, sono tuttora persistenti. La climatologa ricorda che fenomeni simili anche se dall'intensità minore erano stati registrati più volte nel Sud-Est dell'Asia e sulle Alpi Svizzere, dove "il sito di informazioni di geofisica del Paese ricorda che masse di ghiaccio erano venute giù con masse enormi di detriti". Baldi sostiene che il fenomeno che si è verificato tra Nepal e Tibet può essere classificato come alluvione, purchè se ne sottolineino i concomitanti eventi: si tratta della fusione del ghiaccio e della frana con il crollo dei detriti, mentre la scossa di terremoto determinata dal crollo del ghiacciaio è stata ininfluente nella formazione della gigantesca frana.
A confermare che il sisma è stato una conseguenza del crollo, e non viceversa, è l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), alla luce delle ultime analisi dei dati sismici e delle immagini satellitari. "Da una prima ricostruzione, i detriti hanno temporaneamente ostruito il fiume Lhende Khola e il successivo cedimento della diga naturale ha liberato una imponente colata di acqua, fango e detriti che ha travolto gli insediamenti a valle", spiegano gli esperti Ingv in una nota.
Le successive analisi hanno permesso di attribuire il segnale sismico al collasso del ghiacciaio e alla conseguente colata di detriti che ha liberato un'energia paragonabile a un terremoto di magnitudo, ricalcolata a 5.2 contro i 4,4 iniziali.
Nelle stesse zone, ricorda Baldi, "nell'agosto dello scorso anno esondò un lago glaciale nel vicino Tibet a causa delle alte temperature che favorirono disgelo e copiose precipitazioni (entrambi i fatti aumentarono il livello del lago considerevolmente) nella regione montuosa". (ANSA)