il dramma

Addio a Melanie, morta a 17 anni dopo una lunga malattia

Un’intera vita segnata da gravi problemi di salute. Sempre con lei mamma, papà e le sorelle. Martedì i funerali a Cristo re (nella foto una splendida immagine di Melanie abbracciata a mamma Luana)



BOLZANO. Melanie aveva compiuto 17 anni lo scorso luglio. Era dolce, piena di gioia e di voglia di vivere. Melanie Morandi se n’è andata nella notte tra mercoledì e giovedì, portata via da un arresto cardiocircolatorio che l’ha colta nel sonno, strappandola a mamma Luana, a papà Franco e alle sue quattro sorelle, Valentina, Veronica, Alessia e Angelica. Lasciando attonite e senza parole le tante persone che, negli anni, a Bolzano, s’erano innamorate di quella ragazzina bionda dagli splendidi occhi azzurri e dai grandi sorrisi, che dispensava abbracci e carezze con la purezza e l’innocenza che sono solo dei bambini.

Il calvario

Una vita breve e difficile, in ogni istante accompagnata dall’amore sconfinato della sua famiglia. «Melanie è nata sanissima e s’è ammalata quando aveva quattro mesi e mezzo – spiega mamma Luana – un mese e mezzo dopo il vaccino esavalente. Da quel momento, ha cominciato ad avere gravissimi attacchi epilettici. Le fu diagnosticata la sindrome di West; venne ricoverata per tre settimane e sottoposta ad una terapia farmacologica e cortisonica che, fino ai due anni, sembrava dare i risultati sperati». Quando gli attacchi epilettici si ripresentarono, violentissimi, i genitori di Melanie iniziarono un doloroso pellegrinaggio negli ospedali italiani. «A Firenze – prosegue Luana – all’ospedale “Meyer” dissero di aver individuato il “focolaio” di quelle crisi. Dissero che c’era la possibilità di eseguire un intervento al cervello e che Melanie era una candidata eccellente per l’operazione. Ma a Firenze non poteva essere operata. Venne operata al “Niguarda”, al termine di un iter durato due anni. Melanie aveva quattro anni, fu sottoposta ad un intervento durato 13 ore; seguirono 10 giorni di ricovero. Sembrava fosse andato tutto bene, ma poco prima di essere dimessa, mia figlia ebbe una crisi epilettica». L’operazione era stata inutile. Iniziò a soffrire anche di attacchi nel sonno. Attorno ai 12 anni si aggiunsero anche attacchi da spavento: bastava un colpo di clacson o l’abbaiare di un cane per provocarli. Una situazione particolarmente difficile da gestire. Dai controlli periodici arrivò un responso terribile: Melanie era affetta dalla sindrome di Lennox-Gastaut, una delle encefalopatie epilettiche più gravi dell’infanzia che in lei, purtroppo, si era presentata in ritardo rispetto all’età consueta ( tra i 4 e gli 8 anni). «Abbiamo provato di tutto. Anche cure sperimentali, a Pavia, ma dopo quattro o cinque viaggi della speranza fu chiaro che le cure sperimentali peggioravano la situazione, visto che aveva crisi epilettiche 24 ore su 24». Un calvario che Melanie ha sempre affrontato con il sorriso, anche quando, tre anni fa, si decise di farla muovere su una carrozzina. «Le piaceva camminare, anche correre – continua la mamma – ma le ripetute crisi epilettiche erano improvvise e lei cadeva a terra, sbattendo la faccia e ferendosi».

L’addio

Mercoledì scorso, Melanie aveva accompagnato papà Franco, a cui era legatissima, in val di Non, dove la famiglia ha una casa. Un angolo di paradiso in mezzo alla natura, dove la ragazza si cimentava anche con i cavalli. Dovevano scaldare casa e preparare tutto in vista del weekend, quando sarebbe salita tutta la famiglia. Franco e Melanie erano rientrati in serata e dopo cena lei era andata a letto. «Papà!» aveva urlato dalla sua camera, attorno alle 23. «Melanie, dormi! Altrimenti domani mattina fai fatica ad alzarti!», aveva risposto il padre con il consueto tono affettuoso. È stata l’ultima volta che Luana e Franco hanno sentito la loro bimba. Al mattino, alle 7, quando il papà è andato a svegliarla, ha capito subito. E ha chiamato la moglie, che in cucina stava preparando la colazione. Disperato. È stato subito evidente che non c’era più nulla da fare. I sanitari del 118 non hanno potuto far altro che constatarne il decesso: Melanie se n’era andata tra la mezzanotte e le tre del mattino.

Lo strazio

«Era un’anima pura, innocente. Lei non conosceva il male ed esprimeva il suo amore con le parole, ma soprattutto con gli occhi. Adorava le sue sorelle e i suoi quattro nipotini. Amava la musica e ballare, adorava Celentano. Amava la natura e i cavalli. Amava la vita. Mi abbracciava, mi baciava di continuo. Aveva slanci d’amore per chiunque. E teneva tantissimo al suo aspetto: le unghie sempre impeccabili, i capelli curati. La portavo sempre dal manicure e dal parruchiere. Amava i vestiti belli e le scarpe alla moda». Il ricordo di mamma Luana è dolce e straziante, allo stesso tempo. Straziante come le parole rivolte alla figlia: «Sole, pioggia, neve, tempesta, sui tuoi capelli, su quello che hai visto, e braccia per tenere e fianchi per ballare...Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui, adesso forse ti puoi riposare. Un bagno caldo e qualcosa di fresco da bere e da mangiare...Arrivederci bambina mia». Grande è il dolore dei tanti amici che martedì, alle 14.30, nella chiesa di Cristo Re, si stringeranno alla famiglia per l’addio a Melanie. Insieme a lei, mamma Luana ha voluto ci fosse Nicole, la bambola preferita, inseparabile anche nell’ultimo viaggio. P.T.

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