Il nodo

Predazzo approva mozione per salvare prati e api: troppi liquami dai grandi allevamenti

Approvato dal consiglio comunale il documento intitolato "Le api, l'ambiente, il futuro", presentata da Dino Degauden: «Anche in Trentino conversione di molte piccole aziende con pochi capi in poche aziende con molti capi di bestiame. Deiezioni sparse in maniera eccessiva nel terreno, che non riesce a digerirle: i fiori scompaiono, l'erba si impoverisce, arrivano camion di mangimi e balle di fieno dalla pianura. La costruzione del biodigestore non ha risolto il problema dell'avvelenamento dei prati»



PREDAZZO. «Come si può pretendere che 400 ettari di terreno assorbano 7.700 tonnellate di liquami provenienti dal biodigestore e altre 2.500 dai privati, quando il carico massimo sostenibile dovrebbe essere di 340 chilogrammi per ettaro all’anno?». È questa la domanda centrale attorno alla quale ruota la mozione “Le api – L’ambiente – Il futuro”, presentata dal consigliere comunale Dino Degaudenz e approvata a larghissima maggioranza dal Consiglio comunale di Predazzo, con un solo astenuto, Andrea Morandini, e un assente giustificato, Tiziano Facchini.

Partendo dalla necessità di tutelare le api e gli insetti impollinatori, la mozione entra nel merito delle criticità ambientali che interessano Predazzo e l’intera Valle di Fiemme. Degaudenz, citando il rapporto ISPRA 2020, ha evidenziato come la progressiva scomparsa degli apoidei sia legata a fattori quali la frammentazione degli habitat, l’uso massiccio di pesticidi e diserbanti come neonicotinoidi e glifosate, i cambiamenti climatici e la diffusione di parassiti esotici. Tuttavia, ciò che maggiormente incide sul territorio fiemmese è il degrado dei prati da sfalcio, un tempo fondamentali per l’economia agricola locale. Lo spargimento eccessivo di liquami, infatti, ha favorito la crescita di poche specie nitrofile, impoverendo la biodiversità vegetale e facendo scomparire il fieno tradizionale. Al suo posto, sono comparsi prati degradati o destinati a monocolture foraggere.

Secondo la mozione, questo processo è il risultato di una trasformazione strutturale della zootecnia, che ha visto il passaggio da una moltitudine di piccole aziende con pochi capi di bestiame a poche grandi aziende concentrate nei fondovalle. Il risultato è una produzione massiccia di deiezioni che il territorio non è in grado di assorbire, causando eutrofizzazione dei prati e dei corsi d’acqua. Anche la realizzazione del biodigestore, se da un lato ha risolto il problema degli odori, dall’altro non ha eliminato le sostanze nocive presenti nei reflui, come azoto ammoniacale, residui di diserbanti, prodotti farmaceutici e fitofarmaci, che restano nei terreni o addirittura aumentano.

Degaudenz propone quindi una serie di interventi per affrontare in modo strutturale la questione. Anzitutto, l’elaborazione di uno studio tecnico, indipendente e imparziale, che consenta di quantificare le criticità ambientali presenti. A seguire, un adeguamento delle concimazioni alle effettive esigenze colturali, una revisione del regolamento di polizia urbana per migliorare le modalità e le tempistiche di spandimento dei liquami, e una gestione più attenta dei prati in tutti i suoi aspetti. La mozione invita inoltre a promuovere la coltivazione di specie floreali gradite alle api, alla creazione di isole fiorite lungo le strade di campagna e all’inserimento di norme più restrittive per il centro abitato di Bellamonte, dove è stata documentata la presenza frequente di spargimenti zootecnici.

Il documento, accolto con favore dal Consiglio comunale, pone l’accento sull’urgenza di ripensare il rapporto tra zootecnia, territorio e ambiente. Salvaguardare la biodiversità, migliorare la qualità dei suoli e tutelare il paesaggio non sono obiettivi secondari, ma elementi centrali per garantire la sostenibilità ambientale, economica e sociale della valle.













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