Le Olimpiadi dell'Euregio (o quasi...)

La candidatura dell’Euregio tirolese per i Giochi olimpici invernali del 2026 è una bellissima idea. Perché a cavallo del passo del Brennero, ogni anno, vanno in scena da più di mezzo secolo decine di manifestazioni sportive degne di un’Olimpiade. Perché il Tirolo del Nord, quello del Sud e il Trentino vivono da decenni come un grande villaggio olimpico, con il fil rouge della passione per gli sport invernali a unire località che hanno scritto la storia come Kitzbühel, la Val Gardena e Madonna di Campiglio, tanto per fare qualche esempio. Perché dice bene l’attuale presidente dell’Euroregione tirolese Ugo Rossi, governatore del Trentino, quando sostiene che buona parte degli impianti sono già disponibili – magari con un profondo restyling – e Tirolo, Sudtirolo e Trentino potrebbero ambire ad un’Olimpiade no cemento. E anche perché sarebbe un colpaccio per l’immagine e la statura politico-amministrativa stessa della realtà transfrontaliera.

Però bisogna anche raccontarla giusta. E cioè spiegare che sono l’Austria, il Tirolo e più in particolare Innsbruck ad ambire ad ospitare i Giochi del 2026. Dopo averli organizzati nel 1964 e nel 1976 e aver incassato il nein alle consultazioni popolari organizzate nel 1993 e 1997 in vista di una possibile terza edizione, i nordtirolesi ci riprovano con la parola d’ordine “no ai gigantismi”. Carta che – assieme al ritorno alle origini europee degli sport invernali – dovrebbe risultare vincente, dopo l’abbuffata asiatica e spendacciona di Sochi 2014, Pyeongchang 2018 e Pechino (aiuto!) 2022. Proprio per vincere le ultime perplessità, gli austriaci – ai quali, in termini d’impianti e location, manca forse solo un Palaonda – hanno pensato bene di aprire le braccia alla collaborazione del Land Salisburgo e/o del Sudtirolo. Poi l’assessore tirolese allo sport Geisler si è materializzato a Bolzano per l’incontro con l’omologa suditorolese Stocker e la delegata trentina Gasperi, per un incontro nel corso del quale si è però parlato anche di altro.

Insomma, l’idea è affascinante, ma i contorni della questione – tra oneri e onori – sono ancora tutti da chiarire.