Lupo ucciso e mutilato in Alto Adige: le indagini stringono il cerchio sui responsabili
A distanza di mesi dal ritrovamento della carcassa, senza testa né zampe o coda, gli inquiranti fanno sapere che la rete dei controlli sul territorio sta producendo risultati concreti e che i responsabili potrebbero avere i giorni contati
Le indagini sull’uccisione brutale del lupo trovato mutilato nel Parco naturale di Fanes, Sennes e Braies entrano in una fase decisiva. A distanza di mesi dal ritrovamento della carcassa, senza testa, zampe e coda, gli inquirenti fanno sapere che la rete dei controlli sul territorio sta producendo risultati concreti e che i responsabili potrebbero avere ormai i giorni contati.
Secondo quanto emerso dall’esame necroscopico effettuato all’Istituto zooprofilattico di Padova, la morte dell’animale risalirebbe a un periodo compreso tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, dunque settimane prima del ritrovamento ufficiale avvenuto il 29 settembre. A far scattare l’intervento era stato un escursionista che, in forma anonima, aveva segnalato la presenza dei resti al Corpo forestale. Sul posto era intervenuta la stazione di San Vigilio, mentre successivamente le indagini sono state supportate anche dai carabinieri di Bolzano e dalla compagnia di Brunico.
Dalla fine di settembre è scattato un rafforzamento dei controlli anti-bracconaggio su tutto il territorio, con appostamenti, perlustrazioni e verifiche mirate. «Il quadro si sta chiarendo – trapela da ambienti investigativi – e gli elementi raccolti stanno delineando responsabilità precise». Le immagini diffuse in questi giorni dal quotidiano Alto Adige mostrano il lupo ripreso da una fototrappola poche settimane prima della morte, mentre si muoveva indisturbato tra gli altopiani e le pareti dolomitiche del Parco, un’area protetta di circa 26 mila ettari considerata habitat ideale per la specie.
In un contesto territoriale dove la presenza del lupo continua a generare forti tensioni, soprattutto tra allevatori e pastori per i frequenti attacchi al bestiame, gli inquirenti non escludono che la mutilazione dell’animale sia stata compiuta per ricavarne un “trofeo”. Un elemento che aggrava ulteriormente la gravità del gesto.
Proprio nell’ambito delle operazioni di controllo, nei giorni scorsi è scattata una perquisizione domiciliare nei confronti di un quarantenne residente in Val Badia, artigiano impiegato in una ditta di San Vigilio. L’uomo è stato denunciato per detenzione illegale di parti d’arma e per bracconaggio. Nel suo Suv sono stati trovati fucili pronti all’uso, munizioni già camerate, un silenziatore, visori notturni e termici, oltre a radio ricetrasmittenti. Nella stalla adiacente all’abitazione sono stati invece rinvenuti tre esemplari di gracchio alpino appena abbattuti, specie particolarmente protetta. Sequestrate anche pelli di ungulati con fori compatibili con colpi di calibro 22.
Sulla vicenda è intervenuta con durezza anche l’Enpa: «Quanto accaduto rappresenta un atto di violenza intollerabile – si legge in una nota – che si inserisce in un clima reso ancora più pericoloso dal recente declassamento della protezione del lupo. Colpire un animale protetto all’interno di un Parco naturale significa sfidare apertamente la legge, la cultura e la coscienza collettiva».
Le indagini proseguono ora per verificare eventuali collegamenti tra il materiale sequestrato e l’uccisione del lupo, mentre gli investigatori mantengono il massimo riserbo sugli sviluppi imminenti.