La salute umana passa dagli oceani ma ci sono molte emergenze
I messaggi del forum organizzato all'Istituto superiore di sanità per la Giornata mondiale (8 giugno). Oggi questi ecosistemi acquatici foindamentali sono minacciatati da riscaldamento climatico, acidificazione, inquinamento costiero e nuovi contaminanti
Giornata mondiale degli oceani, a Gardaland iniziative speciali
Uno 'scudo climatico' che assorbe il 90% del calore in eccesso, una fabbrica di elementi essenziali alla vita, una 'farmacia blu' da cui attingiamo fondamentali strumenti di cure: oggi gli oceani, fondamentali per la salute degli ecosistemi e quindi dell'uomo, sono minacciatati da riscaldamento, acidificazione, inquinamento costiero e nuovi contaminanti.
Ma anche dalla presenza ubiquitaria di vari geni legati alla resistenza agli antibiotici, sostanze pericolose per l'uomo come i Pfas e le microplastiche e tracce del virus Sars-CoV-2 in acque lontane dalle coste, come rilevato nell'ambito del progetto SeaCare, realizzato in collaborazione tra l'Istituto superiore di sanità (Iss), Marina militare italiana e centri di ricerca internazionali, con cui sono stati raccolti dati da tutti gli oceani.
Aggiungi Giornaletrentino.it tra le fonti preferite del tuo account Google
Il tema è stato al cento del primo forum internazionale sulla salute degli oceani e dell'uomo, oggi a Roma nella sede dell'Istituito e che ha ricevuto l'endorsement dell'Unesco nella giornata mondiale degli oceani. "I sistemi acquatici stanno emergendo come importanti serbatoi e vie di diffusione della resistenza antimicrobica, con evidenti implicazioni per la salute pubblica globale.
Questo richiede un cambiamento di approccio: i rischi sanitari non possono più essere affrontati senza integrare pienamente i dati ambientali nei sistemi di sorveglianza", ha spiegato Andrea Piccioli, direttore generale dell'Iss e ideatore di SeaCare.
Per Piccioli, "non esistono confini geografici o di settore: l'impatto dell' uomo si propaga all' interno di un sistema globale straordinariamente complesso e interconnesso. Questo legame fa sì che l'inquinamento e i fattori di rischio ci ritornino indietro attraverso l'acqua, il cibo e il clima stesso".
Per raggiungere questo obiettivo, in occasione del forum è stato stilato un piano, in 10 passi, verso un impegno globale, concreto e costruttivo.
Tra questi: il riconoscimento dei mari e degli oceani come un unico oceano globale e come una priorità di salute pubblica; includere la salute umana nel trattato sugli alti mari e renderla un obiettivo per la Water Agenda dell'Onu; promuovere una visione integrata, 'dalla sorgente al mare'; trasformare la complessità dei dati in informazioni e conoscenza; proteggere il mare per il futuro delle nuove generazioni.
La Giornata mondiale degli oceani è organizzata dal 1992 da The Ocean Project e dal World Ocean Network ed è riconosciuto dall'Onu dal 2008.
Centinaia di organizzazioni in tutto il mondo sono mobilitate per celebrare la Giornata, con avvenimenti in presenza e virtuali.
Le due grandi minacce della nostra epoca per gli oceani sono l'inquinamento da plastiche e il riscaldamento globale. Si calcola che in media ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscano in mare, e che al momento ce ne siano oltre 150 milioni di tonnellate. Arrivano soprattutto dai grandi fiumi di Asia sudorientale, Africa e America Latina, dove i paesi hanno sistemi di smaltimento dei rifiuti insufficienti. Secondo una ricerca del World Economic Forum, di questo passo nel 2050 negli oceani il peso complessivo della plastica supererà quello degli animali marini.
L'altra grande minaccia per i mari è il riscaldamento globale, che provoca il fenomeno della "acidificazione".
L'aumento della CO2 in atmosfera fa aumentare questa anche nelle acque: 1/4 dell'anidride carbonica atmosferica finisce disciolta nelle acque. La CO2 in acqua si trasforma in acido carbonico, aumentando l'acidità. Questo impedisce ai gusci e alle conchiglie di formarsi, mettendo a rischio plancton, molluschi bivalvi, coralli, e tutta la catena alimentare che parte da loro, compresi pesci e crostacei mangiati dall'uomo.
Il riscaldamento delle acque poi fa morire i coralli (il fenomeno dello sbiancamento), modifica gli habitat degli animali marini, mettendo alcune specie a rischio, e fa sciogliere i ghiacci dei territori polari, facendo aumentare il livello degli oceani e minacciando le zone costiere abitate dall'uomo.