La paurosa alluvione fra Tibet e Nepal causata dal crollo di un ghiacciaio
L'Istituto di geologia Usa ha verificato il cedimento di un blocco largo 600 metri che ha provocato il terremoto da cui è partita la catastrofica colata di detriti: diversi studiosi sottolineano che questi disastri sono legati al surriscaldamento climatico. In evoluzione il bilancio e si teme una nuova ondata: le autorità parlano di quasi 400 vittime accertate e 1.400 dispersi fra i quali molti turisti stranieri
Alluvione catastrofica in Tibet e Nepal: le immagini
È in continuo peggioramento il bilancio di vittime e dispersi dopo la paurosa alluvione nella regione himalayana, causata dal cedimento di un ghiacciaio, al confine tra Nepal e Tibet, che ha generato una gigantesca colata di acqua e detriti, con conseguenze catastrofiche a valle.
Una valanga di ghiaccio e roccia avrebbe bloccato il fiume Lhende Khola, per poi rilasciare improvvisamente l'acqua accumulata a valle. L'ondata di acqua, fango e detriti ha travolto i sistemi fluviali del Bhote Koshi e del Trishuli, con livelli che sono saliti fino a nove metri in soli 30 minuti.
Oggi alle 18 il bilancio provvisorio delle vittime era già salito a 392, mentre sono impegnati oltre quattromila agenti nei soccorsi, come riporta Nepal News.
Aumenta anche il numero dei dispersi: sarebbero 1.400 fra i quali diverse centinaia di turisti stranieri, nella lista figurano anche tre italiani.
In Nepal, la polizia ha riferito di aver recuperato 177 corpi e di aver perso i contatti con 823 persone, tra cui 517 turisti stranieri.
I media statali cinesi hanno riferito di 558 persone disperse, tra cui 260 stranieri, dopo la frana che ha colpito il porto di Gyirong, in Tibet, causando anche tre morti.
I due numeri, tuttavia, non possono essere automaticamente sommati, in quanto non è chiaro se vi siano eventuali sovrapposizioni tra i due conteggi o se si tratti di persone diverse.
Inizialmente si era ipotizzata una scossa di terremoto (magnitudo 5.2) come causa, ma poi l'Us Geological Survey (USGS) ha stabilito che il segnale sismico è stato generato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti a valle.
Secondo una prima ricostruzione, un blocco di ghiaccio largo oltre 600 metri si è staccato da un ghiacciaio a circa 5.200 metri di quota, precipitando per mille metri nella valle sottostante.
L'impatto ha generato un'ondata di detriti che ha bloccato il fiume Lhende Khola, creando un lago il quale, una volta esondato, ha scatenato la piena devastante.
Frattanto, nella comunità scientifica si fa strada l'ipotesi che il riscaldamento globale e il cambiamento climatico in Himalaya abbia giocato un ruolo determinante nel creare le condizioni per questa catastrofe.
Qui sopra, immagine dal satellite ripresa dall'agenzia Ansa e diffusa da Planet Labs, che mostra l'area di Kolpurtar in Nepal, distretto Nuwakot, ieri, 26 agosto (foto credits: Planet Labs PBC/AFP)
L'evento catastrofico è considerato da molti studiosi come un campanello d'allarme sulla fragilità della criosfera (le parti ghiacciate della Terra) e sui rischi sistemici legati al cambiamento climatico in alta quota.
Il professor Rijan Bhakta Kayastha (Università di Kathmandu) ha sottolineato che «dobbiamo incolpare di questo evento anche il cambiamento climatico», spiegando che le alte temperature diurne accelerano lo scioglimento e la rottura dei ghiacciai.
Il climatologo Gianmaria Sannino (Enea) ha spiegato che il riscaldamento fa salire lo zero termico, l'acqua di fusione penetra alla base del ghiacciaio indebolendolo dall'interno, rendendolo fragile e soggetto a collassi improvvisi.
Si tratterebbe di un meccanismo, su scala ridotta, sul registro di quello che ha causato la tragica valanga sulla Marmolada nel luglio 2022.
Anche il noto geologo italiano Mario Tozzi (Cnr) oggi ha dichiarato che il disastro è «probabilmente causato dal surriscaldamento globale», che sta rompendo l'equilibrio idrogeologico delle montagne. L'esperto, noto anche per programmi divulgativi in tv, ha sottolineato che anche le Alpi sono corrono rischi a causa del surriscaldamento climatico.
Va fra l'altro ricordato che nel corso di questa estate torrida, anche le Dolomiti hanno registrato diversi crolli importanti sulle montagne: nel Bellunese, per esempio, sono stati chiusi dei sentieri del celebre monte Pelmo, dopo ripetute scariche di massi e detriti.
È allarme adesso anche per un lago di sbarramento naturale formatosi a monte del porto di Gyirong, in Tibet, dopo la frana che ha colpito l'area al confine con il Nepal.
Le autorità cinesi hanno rafforzato il monitoraggio del bacino per il rischio che lo sbarramento naturale possa cedere o che l'acqua lo superi, provocando una nuova piena nelle aree a valle.
Il ministero cinese delle risorse idriche ha disposto il rafforzamento del monitoraggio idrologico e delle previsioni nella zona della confluenza tra il fiume Purepu Tsangpo e il fiume Chhochen, dove si è formato il lago di sbarramento. (foto EPA/ANSA)