L'orso tra sacro e selvatico: specchio del nostro rapporto con la natura
Nell'interessante volume «Il dio che danza in catene», firmato da Francesco Boer e Fabio Bortesi, un percorso tra miti, storia e attualità per tentare di comprendere il legame profondo fra gli esseri umani e un animale che anima sentimenti contrastanti. «Non sarà un’agiografia dell’animale; demonizzarlo è senza dubbio un grave errore, ma altrettanto sarebbe de-scriverlo come una bestia innocua, vittima innocente di un’umanità sempre cattiva»
Il volume «Il dio che danza in catene. L'orso, tra sacro e selvatico» firmato da Francesco Boer e Fabio Bortesi (edizioni Piano B, 150 pagine, 16 euro) propone un affascinante percorso tra miti, storia e attualità per tentare di comprendere il legame profondo tra uomo e questo animale.
Da simbolo sacro e archetipo ancestrale a protagonista del dibattito moderno, l’orso diventa specchio delle nostre paure, contraddizioni e del rapporto con la natura selvaggia.
«Ma non hai paura, a camminare da solo nel bosco?», con questa domanda si apre la scheda di presentazione editorale del volume.
E prosegue: «È sempre la stessa storia, che viene però da molto lontano: attraversa la Lapponia dei cacciatori Sámi, che uccidevano il re delle foreste con rispetto e preghiere sulle labbra; risale alla preistoria, dove l’orso era già dio e nemico, doppio dell’uomo e suo specchio; si addentra nei rituali medievali e nelle fiere di paese, dove l’animale incatenato danzava – ridicolo e terribile – per il divertimento di tutti.
L’orso si alza su due piedi come un uomo. Cammina, usa le zampe con delicatezza, osserva con uno sguardo che sembra capire. Per questo ci ha sempre ossessionato: è troppo simile a noi per essere solo un animale, e troppo selvatico per essere un uomo.
Tra la foresta e la gabbia, tra la bestia sacra e il clown in catene, si dipana una storia simbolica che è, in fondo, la storia del nostro rapporto con la natura – e con le parti di noi stessi che non siamo mai riusciti del tutto a domare.
Francesco Boer e Fabio Bortesi intrecciano simbologia, antropologia, mitologia e fiaba in un viaggio che non ci risparmia né la ferocia dell’orso né quella dell’uomo: la grande strage tra il XVI e il XIX secolo che decimò i plantigradi d’Europa; i rituali di iniziazione in cui il guerriero «si vestiva di pelo»; le leggende di bambini adottati dagli orsi e le maschere di carnevale che ancora oggi li fanno danzare.
Un viaggio che ci fa tremare – di fascino e di inquietudine – come fa tremare il bosco quando sai che lì dentro, da qualche parte, c’è qualcosa di molto più grande di te».
Aggiungi Giornaletrentino.it tra le fonti preferite del tuo account Google
Si legge nel brano riportato nel risvolto di copertina: «Calcherò le tracce dell’orso, fra alberi e rocce, leggende e maschere, fra la carne vivente e lo spirito.
Non sarà un’agiografia dell’animale; demonizzarlo è senza dubbio un grave errore, ma altrettanto sarebbe de-scriverlo come una bestia innocua, vittima innocente di un’umanità sempre cattiva.
Al contrario: per me il fascino dell’orso sta anche nella sua pericolosità, nella forza che sa dimostrarsi aggressiva.
[…] Seguirò la bestia, sacra e feroce. Ci vuole amore e trepidazione.
Se starò attento, da essa potrò imparare molto sulla nostra anima, sulla nostra cultura. Ma nella costellazione simbolica dell’orsa si trova anche una preziosa e antica chiave, per ripensare il nostro rapporto con la natura.
Non più un giardinetto a nostro uso e consumo, da cui eliminare i tratti che non ci vanno a genio; ma una forza più antica e più grande di noi a cui apparteniamo, e che va riconosciuta con un rispetto non privo di timore: profondamente sacra, perché a volte anche temibile».
Francesco Boer (Gorizia, 1980) è uno scrittore, simbologo e ricercatore naturalista. Classe 1980, vive a Selz, sul confine nordorientale. Dal 2012 ha pubblicato diversi titoli fra saggistica e narrativa, con editori come Il Saggiatore (con il libro «Troverai più nei boschi »), Mursia, Kappa Vu, Fontana.
Fabio Bortesi (Mantova, 1975) rievocatore di fiabe, narratore di mitologie, esperto di erbe officinali e di rituali antichi, proviene da una famiglia che da tre generazioni si occupa di piante officinali ed erbe spontanee. All’attività di erborista affianca quella di divulgatore e ha condiviso la ricerca storica sull'orso, fra santi e carnevali, dalla Tundra ai templi della Grecia.