PERSONAGGI

I cento anni di David Attenborough: ha reso la natura popolare come il calcio

Celeberrimo naturalista, documentarista, divulgatore e paladino instancabile della battaglia per la difesa dell'ambiente è giunto alle soglie del secolo di vita sorretto tuttora da una lucidità e una capacità di lavoro straordinarie


ALESSANDRO LOGROSCINO


Un'icona vivente. È così che il Regno Unito si prepara a celebrare con tutti gli onori il compleanno numero 100 di sir David Attenborough, celeberrimo naturalista, documentarista, divulgatore e paladino instancabile della battaglia per la difesa dell'ambiente giunto alle soglie del secolo di vita sorretto tuttora da una lucidità e una capacità di lavoro straordinarie (per la sua età e non solo).

Descritto ormai da più parti come "un tesoro nazionale" del Regno Unito, ma considerato un punto di riferimento anche nel resto del mondo, sir David continua a svettare nei sondaggi come una delle personalità britanniche più amate e rispettate: forse la più popolare in assoluto, oggi come oggi, davanti persino a leggende da proscenio del calibro di Paul McCartney.

Coetaneo della regina Elisabetta II, di cui è riuscito a essere ancor più longevo, e molto apprezzato da tutta la famiglia reale (in primis da Carlo III, attuale sovrano e pioniere della causa ecologista), Attenborough ha legato la carriera alla Bbc: per la quale ha realizzato documentari memorabili a partire dagli anni '50, affrontando viaggi esotici, talora esponendosi a rischi concreti, ma sempre raccontando la natura con trasporto, competenza scientifica, semplicità d'eloquio, voce inconfondibilmente pastosa.

Gli eventi in onore del suo centenario, che cade l'8 maggio, si legheranno inevitabilmente ai tanti appelli recenti da lui lanciati e sostenuti per la salvezza del pianeta e della stessa specie umana dinanzi a fenomeni quali l'inquinamento, i cambiamenti climatici o l'abuso delle risorse. Nonché contro i "negazionismi" e le sottovalutazioni imputate a tanti responsabili politici e del business in giro per il globo.

Il suo merito principale, stando alla comunità accademica, è del resto quello di aver saputo rendere "popolare" la storia naturale", quasi come "il calcio o altri sport". "Egli - sottolinea il professor Jean-Baptiste Gouyon, docente di Comunicazione Scientifica alla Ucl di Londra, anticipandogli gli auguri - è stato capace d'instillare in tanta gente una passione e una meraviglia senza pari per il mondo naturale".

Nato nel Middlesex inglese nel 1926, laureato in geologia e zoologia all'università di Cambridge, con master in scienze naturali, decorato con innumerevoli onorificenze reali e riconoscimenti accademici durante una vita di successi, sir David - figlio di John, manager a inizio '900 della filiale britannica dell'Alfa Romeo - inizia a coltivare la passione per la salvaguardia del pianeta sin da bambino. Conquistato dall'aver ascoltato a Leicester nel 1936 con il fratello maggiore Richard - poi attore e regista di fama, morto a quasi 91 anni nel 2014 dopo aver vinto fra l'altro l'Oscar con il suo epico film su Gandhi - una lezione tenuta dall'eccentrico Gufo Grigio: esploratore anglo-canadese, al secolo Archibald Belaney, adottato a nei primi decenni del '900 in Canada da una comunità di nativi americani.

Nel corso della sua lunghissima vicenda umana di uomo e studioso, David Attenborough ha camminato, navigato, volato quasi ovunque nei diversi continenti, esprimendo la sua passione con serietà, ma anche una capacità quasi infantile di divertirsi e di sfidare i pericoli: fino a giocare tra gli enormi gorilla del Ruanda in un indimenticabile reportage africano datato 1978, o sfuggire a incidenti potenzialmente mortali fra piante e specie velenose, barche alla deriva e ogni sorta d'avventure.

Si stima che la sua prima grande serie di documentari, intitolata Life on Earth (La vita sulla Terra) e prodotta dalla Bbc nel 1979, sia stata vista negli anni da almeno mezzo miliardo di persone nel mondo. Mentre la sua passione inesausta resta intatta pure da centenario.

Sorretta da quell'amore per la natura e da quella curiosità divorante - nascosta dietro l'aplomb impeccabile da gentleman - che anni fa gli fece dire: "Mi piacerebbe che il pianeta fosse due volte più grande e metà restasse ancora da esplorare".    













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