DOLOMITI

Esplorazioni nella Rete natura della val di Fassa

Comprende anzitutto la parte trentina di due degli spettacolari sistemi del Patrimonio Dolomiti Unesco: quello del Latemar, Catinaccio e Sciliar e quello della Marmolada. Caratteristiche diverse, ma di altrettanto interesse, la Rete di riserve Valle del Chiese: grande varietà di ambienti, paesaggi e climi, dai 370 metri del lago d’Idro fino a quote oltre i duemila metri, come il monte Remà-Clevet
VALSUGANA La memoria della Guerra in diciannove itinerari


FABRIZIO TORCHIO


La partecipazione volontaria dei Comuni, lo sviluppo sostenibile, la conservazione e la connessione ecologica di aree protette della Rete Natura 2000 sono un po’ le parole chiave del sistema delle Reti di riserve del Trentino.

È un progetto di interconnessione ecologica che nasce «dal basso», dal territorio, dove a gestire le aree di particolare interesse (naturale, culturale, paesaggistico…) sono, insieme alla Provincia, gli attori primari, Comuni e Comunità di valle, affiancati spesso da altri enti interessati territorialmente.

Aggiungi Giornaletrentino.it tra le fonti preferite del tuo account Google

Così è anche per queste realtà a partire dalla «Cordanza», la Rete della Valle di Fassa attivata nel 2015 che «si propone di salvaguardare, sostenere e promuovere, come elementi costitutivi fondamentali per la presenza antropica nelle aree di montagna, le attività e le tradizioni locali», come informa il sito web della Provincia.

La Rete comprende anzitutto la parte trentina di due degli spettacolari sistemi del Patrimonio Dolomiti Unesco: quello del Latemar, Catinaccio e Sciliar e quello della Marmolada (nella foto in alto, di Zenone Sovilla, vista verso la Marmolada dal Piz Boè, crocevia delle tre province dolomitiche).

La filosofia della interconnessione insita nel progetto delle Reti si esplica qui attraverso cinque zone di protezione speciale della rete europee Natura 2000, alcune Riserve locali e i corridoi ecologici lungo l’asta fluviale dell’Avisio.

È in fase di ripartenza attraverso una convenzione novennale, come previsto dalla normativa, la Rete di riserve Fiemme Destra Avisio. Comprende molte aree protette della Rete europea Natura 2000 come la zona speciale di conservazione «Palù Longa», area umida situata a cavallo fra le province di Trento e Bolzano che, anche grazie ad un intervento di riqualificazione, ospita molte specie di anfibi e rettili.

Di particolare interesse botanico sono le Torbiere del Lavazè, aree umide presso il valico fra Trentino e Alto Adige che danno rifugio a varie specie di vertebrati.

Non si possono dimenticare il percorso storico-naturalistico San Valerio e il punto informativo per la visita alla segheria veneziana (entrambi a Cavalese), i percorsi di visita alle pinete di «Pensa» e «Le Parte» a Tesero e quello alla riserva locale di Ziano.

Della Rete, che comprende molte Riserve locali, dà un’efficace definizione il sito web della Provincia dedicato alle aree protette: «Il territorio si caratterizza per la presenza di numerosi ambienti con significative valenze naturalistiche e paesaggistiche (torbiere, aree umide, ecosistemi forestali e cembrete su substrati calcareo-dolomitici, ambienti aridi, ecosistema fluviale del torrente Avisio)».

Una grande varietà di ambienti, paesaggi e climi caratterizza la Rete di riserve Valle del Chiese, che dai 370 metri del lago d’Idro (Riserva naturale provinciale, foto qui sotto, tratta dal sito Web dell'ente piazza Dante) si estende fino a quote superiori ai duemila metri, come la zona di protezione speciale Monte Remà-Clevet. Il percorso di visita nel canneto del Lago d’Idro, fra salici, ontani e pioppi, permette di osservare specie come lo svasso maggiore e la folaga.

Due riserve portano il nome «Palvico-Lora», lungo il fiume Chiese all’affluenza dei due corsi d’acqua, il rio Lora e il Palvico, fino al laghetto di Roversella. Stagni, canneti, zone di palude si possono osservare grazie ad un percorso di visita. Un sentiero permette di addentrarsi anche nella Riserva naturale locale di Darzo, a monte dell’abitato, dove un ramo secondario del Chiese alimenta un laghetto.

La Riserva naturale locale Sorini, lungo il Chiese da dove si immette il rio Sorino, è attraversata dalla pista ciclopedonale. Di zone umide se ne trovano anche salendo di quota, come nel caso del Lago Maresse, non lontano dalla strada che porta alla malga omonima.

L’ambiente della torbiera, insieme a quello dei valichi attraversati dalle migrazioni, si trova anche nella zona speciale di conservazione Monte Remà-Clevet che tutela endemismi botanici rari come la Campanula raineri e la Primula glaucescente.

Ancora: la zona speciale di conservazione Condino e Bassa Valle del Chiese, la Riserva locale Cimego, la Riserva naturale Palù di Boniprati, sull’altopiano omonimo, dove un sentiero di visita permette di raggiungere la torbiera dominata da carici e sfagni.













Ambiente&Percorsi

Italia

Aumenta il livello del mare: il rischio per le Cinque Terre

Uno studio di INGV e Cnr-Igag stima un innalzamento fino a 1,17 metri entro il 2150, con possibili impatti su spiagge, porti e linee ferroviarie, in particolare a Monterosso e Vernazza. «Necessarie misure di adattamento, come alzare le quote delle banchine e potenziare i sistemi di protezione delle infrastrutture»

Primo piano