Comunicato Stampa: “Dietro la tenda”: lo sguardo poetico tra la memoria e le ferite nascoste del presente



“Dietro la tenda” di Marialuisa Occhione è una raccolta poetica pubblicata dal Gruppo Albatros il Filo , che nasce da un’esigenza di osservazione e di ascolto. Il suo centro non è infatti un unico tema, ma uno sguardo che attraversa la realtà per coglierne le sfumature e trasformarle in esperienza interiore. Già il titolo suggerisce una posizione particolare: l’autrice non guarda il mondo necessariamente a viso aperto, ma da una soglia, attraverso un velo che separa e contemporaneamente permette di vedere. La tenda nasconde, protegge, filtra; può essere spostata, ma può anche rimanere come limite discreto tra l’individuo e ciò che lo circonda. È proprio nella tensione tra ciò che appare e ciò che rimane nascosto che prende forma la poesia di Occhione.  La tenda può quindi essere considerata la chiave attraverso cui leggere l’intera silloge. Non rappresenta soltanto una separazione, ma una modalità di rapporto con il reale. Guardare attraverso una tenda significa riconoscere che non tutto può o deve essere esposto immediatamente, che esiste una zona di riservatezza nella quale le emozioni vengono custodite prima di essere trasformate in parola. Allo stesso tempo, però, il velo non equivale a un rifiuto della realtà. La prefazione insiste proprio su questa distinzione: la tenda è anche riparo e ripiegamento interiore, ma può essere messa da parte quando diventa necessario confrontarsi con l’altro senza filtri. La riservatezza dell’io poetico non coincide con il distacco dal mondo, bensì con una particolare cautela nel raccontarlo.

Da questa impostazione deriva una poesia fortemente figurativa, nella quale ciò che viene percepito con i sensi si trasforma progressivamente in qualcosa di ulteriore. Gli elementi naturali non hanno una funzione puramente descrittiva: sono strumenti attraverso i quali l’interiorità può manifestarsi. Luce, ombra, acqua, vento, terra, cielo, mare e vegetazione ritornano lungo la raccolta assumendo significati differenti, ma riconducibili a una medesima ricerca. Un paesaggio può diventare memoria, una stagione può evocare il passaggio del tempo, una luce può rappresentare una possibilità di apertura, mentre un’ombra può suggerire una zona dell’esperienza che ancora non è stata compresa. La natura diventa il linguaggio attraverso cui l’io poetico riesce a dare consistenza a ciò che, interiormente, sarebbe difficile nominare.

Il rapporto fra esterno e interno costituisce dunque uno dei fili conduttori dell’opera. Occhione osserva il mondo, ma non si limita a registrarlo: lo filtra attraverso la propria sensibilità e lo restituisce trasformato. È una poesia nella quale la percezione precede spesso la riflessione. Prima viene l’immagine, poi il sentimento che essa suscita, infine la possibilità di attribuirle un significato. Questo procedimento spiega anche la ricchezza delle sensazioni presenti nei versi. I colori, i suoni, gli odori e le variazioni della luce si intrecciano, dando vita a una realtà che viene percepita simultaneamente attraverso più sensi. L’esperienza sensoriale non è un semplice ornamento, ma il punto di partenza della costruzione poetica.

Particolarmente importante è il modo in cui la raccolta affronta il tempo. La prima sezione introduce una dimensione nella quale il passato appare frammentato, sfuggente, continuamente minacciato dall’oblio. Non si tratta però di una semplice nostalgia per ciò che è stato. Il ricordo assume piuttosto una natura intermittente: riemerge attraverso immagini, sensazioni e tracce, senza mai ricostruirsi completamente. Ciò che è lontano perde progressivamente la propria consistenza concreta, ma può acquistare una diversa intensità emotiva. Il tempo allontana i ricordi, ma non necessariamente le emozioni che hanno lasciato.

La poesia diventa allora un tentativo di trattenere ciò che inevitabilmente sfugge. Non può restituire il passato nella sua forma originaria e non pretende di farlo; può però conservarne una traccia, sottraendola almeno in parte alla dissoluzione. La parola poetica assume così una funzione di resistenza all’oblio. La memoria, tuttavia, non riguarda soltanto il passato personale. Nel corso della raccolta diventa una modalità più ampia di rapporto con l’esistenza. Ricordare significa riconoscere ciò che ha lasciato una traccia, ma anche confrontarsi con la propria trasformazione. Il passato non viene mai percepito da un punto di vista completamente neutro, perché chi ricorda è già cambiato. Da qui deriva una poesia nella quale il ricordo e il presente dialogano continuamente: ciò che è stato viene osservato con occhi nuovi e, proprio per questo, assume significati differenti. La memoria non conserva semplicemente il passato: lo interpreta ogni volta che lo riporta nel presente.

La seconda grande dimensione della silloge è quella della contemplazione. La realtà naturale viene osservata con una disposizione che, in diversi momenti, si avvicina allo stupore. Il paesaggio mediterraneo, il mare, il cielo, i fiori, il vento, la luce e i cambiamenti delle stagioni costituiscono un repertorio attraverso cui l’autrice misura il proprio rapporto con il presente. La natura offre una possibilità di apertura dopo il ripiegamento della memoria, ma non rappresenta una fuga dalla realtà. Al contrario, è proprio guardando attentamente ciò che esiste che l’autrice riesce a recuperare una dimensione di meraviglia.

Questa disposizione contemplativa rende particolarmente significativa la componente sensoriale. La poesia non procede soltanto attraverso concetti, ma attraverso impressioni. Le immagini sembrano quasi poter essere toccate, ascoltate o respirate. Le sinestesie permettono di fondere percezioni diverse e di costruire una realtà più ricca di quella che potrebbe essere restituita da una descrizione puramente oggettiva. La luce può avere un suono, un profumo può diventare movimento, il vento può assumere una consistenza quasi fisica. Il mondo di “Dietro la tenda” non viene soltanto visto: viene sentito attraverso una pluralità di sensi.

La postfazione individua proprio nelle sinestesie uno degli elementi stilistici più significativi dell’opera.

In questa dimensione trovano posto anche il sogno, il desiderio, l’amore e la felicità. Sono esperienze che non vengono separate dalla consapevolezza della loro fragilità. La bellezza è intensa proprio perché transitoria; il sogno è prezioso anche perché può non realizzarsi; l’amore è legato alla possibilità di condividere una parte di sé con un’altra persona, ma non cancella la vulnerabilità dell’individuo. Ne emerge una visione nella quale la gioia e la malinconia possono coesistere senza annullarsi. L’emozione positiva non viene mai presentata come negazione del dolore, ma come sua possibile controparte.

Questa compresenza dei contrari è una caratteristica fondamentale della scrittura di Occhione. L’ossimoro, esplicito o sotteso, ricorre frequentemente e contribuisce a creare una tensione che impedisce ai significati di diventare troppo rigidi. Luce e buio, gioia e dolore, presenza e assenza, silenzio e voce sembrano spesso convivere nello stesso spazio poetico. Non è soltanto un procedimento retorico: è un modo di rappresentare l’esperienza umana come realtà irriducibilmente ambivalente. La raccolta evita di trasformare la poesia in una successione di insegnamenti o sentenze. Anche quando emerge una considerazione sull’esistenza, essa rimane legata a un’immagine, a una percezione, a una contraddizione. La poesia di Occhione non pretende di spiegare il mondo: cerca piuttosto di renderne percepibili le contraddizioni.

La responsabilità editoriale e i contenuti di cui al presente comunicato stampa sono a cura di Conoscere Cultura













Ambiente&Percorsi

CEMBRA E FIEMME

Il festival dei vini verticali celebra i muretti a secco

DoloViniMiti svela il programma della nuova edizione, che si svolgerà da giovedì 1° a domenica 4 ottobre degustazioni, spettacoli, wine trekking gourmet tra baiti, passeggiate nella natura e momenti di confronto per la quarta edizione di un evento che celebra vini d’alta quota e prodotti di montagna

 

EVENTO

Formaggi in quota: va in scena la rassegna "Made in malga"

Sull'Altopiano dei Sette Comuni, prosegue dall'11 al 13 settembre la kermesse nazionale dedicata alle eccellenze casearie prodotte sopra i 600 metri: presentata anche una forma di "Asiago dop prodotto della montagna" (prodotto esclusivo delle province di Vicenza e Trento) che ha un valore stimato dai 350 ai 400 euro al chilo

ITINERARI

Alla chiesa di San Giacomo a Castelaz, nelle terre del Gewürztraminer

Una passeggiata altoatesina fra le tessiture di vigne, meleti e bosco ceduo, con antichi muri a secco che sostengono i terrazzamenti: poi l'arrivo al suggestivo luogo di culto, ricco di pregevoli affreschi che offrono al visitatore un viaggio fantastico nella singolarità dei temi rappresentati, in sintonia con i famosi bestiari medioevali delle grandi cattedrali

La chiesa di San Lugano: sul cammino dei viandanti


FIORENZO DEGASPERI

Primo piano

STORIA

Nel settembre di 240 anni fa Goethe passava in Trentino e sul Garda

Il celebre scrittore e poeta tedesco attraversò il Brennero il giorno 8, durante il suo famoso viaggio in Italia che lo portò a descrivere le bellezze del territorio: il 12 settembre 1786 l'arrivo a Torbole e lo stupore per il paesaggio meraviglioso, due giorni dopo vi fu il divertente equivoco a Malcesine con il sospetto di "spionaggio"

MONTAGNA

Escursionismo adattato, a Brentonico va in scena il raduno nazionale

Nel weekend la nuova edizione dell'iniziativa del Cai, con l'organizzazione affidata quest'anno alla Sat: «Domenica 12 settembre, una lunga fila di joëlette, handbike, accompagnatori e persone con disabilità si metterà in cammino sui sentieri dell’Altopiano. Non una semplice escursione, ma una giornata di montagna condivisa...»