Spirits, in calo export mondiale in Usa ma Italia tiene con il Vermut



(ANSA) - NEW YORK - Per l'ottavo anno, l'industria del bere mondiale si riunisce a New York per Bar Convent, la fiera degli spirits, gemella di quella di Berlino, che quest'anno si svolgerà il 9 e 10 giugno a Industry City a Brooklyn. Oltre a dettare tendenze, la manifestazione è l'occasione per fare il punto sullo stato di salute dell'export di superalcolici verso gli Stati Uniti.

   Per quanto riguarda la parte italiana, secondo i dati forniti all'ANSA dall'Ice (Istituto per il commercio estero) di New York, nel 2025, in termini di volumi, negli Usa sono stati importati 794,7 milioni di litri di superalcolici con una variazione positiva dello 0,2%, mentre in valore si è registrata una riduzione del 26,4% rispetto al 2024.

   Nel 2025, l'Italia risulta al 7/o posto per valori con un giro d'affari di 227 milioni di dollari (-15,6% rispetto al 2024) e 8/o per volumi di alcolici importati (7,4% in più rispetto allo stesso 2024).

   Nel primo trimestre del 2026, le esportazioni italiane di Spirits negli Usa hanno subito un ulteriore calo, con esportazioni pari a 39,20 milioni dollari, con una variazione percentuale del -50,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. A livello di volumi, si è registrato un -34,0%. Nel 2025 l'Italia è rimasta l'esportatore leader di Vermut con una quota di mercato di quasi l'89% e ha esportato 327mila ettolitri (pari a oltre 22 milioni di dollari in valore) di prodotto su 368mila complessivamente importati dagli Usa.


    Bene anche il gruppo Campari, secondo i dati forniti all'ANSA, in Nord America le vendite, che rappresentano il 38% del totale del brand italiano, hanno registrato una crescita del +2,2%.


    L'Ice ha spiegato che il calo delle importazioni americane è generalizzato e vino e superalcolici soffrono di più non solo per dazi, tasso di cambio sfavorevole e inflazione, ma anche per fenomeni collegati alla riduzione del peso con il trend di farmaci dimagranti e inibitori e l'incremento di drink low o no alcohol anche legati ad una generazione Z che apprezza di più questa tipologia di drink rispetto agli alcolici. (ANSA).
   









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