In Toscana 638 casi di Peste suina africana, dato più alto d'Italia nel 2026



(ANSA) - FIRENZE, 18 AGO - La Toscana sta affrontando un'ondata senza precedenti di peste suina africana, registrando dal primo gennaio 2026 il numero di infezioni nei cinghiali più alto d'Italia, con 638 casi positivi: è quanto emerso oggi nel corso di un incontro online coi sindaci promosso da Anci e Regione Toscana per coordinare le azioni sul territorio: la strategia illustrata prevede l'attivazione dei Gruppi operativi territoriali (Got) provinciali, l'installazione di cartelli con Qr code informativi e l'ispezione delle aree pubbliche per contenere la diffusione del virus.
    "Il ruolo dei Comuni in questa vicenda, in questa emergenza sarà fondamentale", ha affermato Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana, che ha lanciato un appello all'unità: "La prima cosa che noi dobbiamo evitare è che ogni Comune si muova in ordine sparso", ha detto proponendo "che le province siano ovunque capofila istituzionale in questa situazione" per coordinare al meglio le attività, come la raccolta delle carcasse.
    L'epidemia, partita dalla provincia di Massa Carrara, si è estesa a Lucca e Pistoia, arrivando a colpire anche due allevamenti a Comano e San Marcello Piteglio. "L'uomo non è colpito, però può fare da vettore passivo e può portare a spasso la malattia", ha osservato il commissario straordinario Giorgio Briganti, spiegando che il virus, letale per i suini ma del tutto innocuo per l'uomo, si trasmette facilmente tramite scarpe o ruote di biciclette sporche di fango raccolto nei boschi. Per prevenire la diffusione, "bisogna pulire le scarpe dal fango e dalle cose che si sono raccolte e disinfettarle con un po' di varichina", ha concluso. (ANSA).
   









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