Dazi Usa frenano export olio d'oliva italiano, in secondo trimestre - 40% valore
(ANSA) - ROMA, 01 LUG - L'export di olio d'oliva italiano verso gli Stati Uniti è crollato del 40% in valore nei primi mesi del 2026, passando da 370 a 223 milioni di dollari, con i volumi in calo del 33%. È quanto emerge dalle rilevazioni dell'US Census Bureau (gennaio-aprile) elaborate dall'Osservatorio sul mercato oleario di Certified Origins, che indica nei dazi statunitensi sull'agroalimentare premium del Made in Italy il principale fattore della frenata.
Alla fase di rallentamento del commercio transatlantico si sommano, sul fronte interno, a prezzi all'origine in forte discesa e a giacenze record. Eppure, guardando oltre la congiuntura, le proiezioni di medio-lungo periodo restituiscono un quadro di crescita strutturale della domanda globale, in cui proprio i mercati oggi sotto pressione (Stati Uniti compresi) sono destinati a diventare i principali motori di sviluppo.
Negli Usa, fa sapere il distributore Certified Origins in una nota, la Naooa (North American Olive Oil Association) continua a sollecitare un'esenzione specifica per l'olio d'oliva, sostenendo che il mercato statunitense dipende strutturalmente dalle importazioni.
Mentre sul mercato interno, il segmento dell'extravergine italiano registra una netta inversione rispetto ai picchi degli ultimi anni. Le quotazioni, intorno agli 8 euro al kg tra novembre e dicembre scorsi, si sono stabilizzate tra maggio e giugno in una fascia compresa tra 5,80 e 6,00 euro al kg a seconda di qualità e origine, con una flessione superiore al 30% su base annua. A spingere i prezzi al ribasso concorre il livello elevato delle scorte lungo tutta la filiera. Al 31 maggio 2026 le giacenze totali di olio d'oliva in Italia hanno raggiunto circa 277.000 tonnellate, in aumento di circa il 45% rispetto allo stesso periodo del 2025. Di queste, circa 221.800 tonnellate sono extravergine, e tra queste 132.700 tonnellate di extravergine di origine strettamente nazionale. L'eccesso di offerta interna, unito alla pressione competitiva degli oli d'importazione da Paesi a minor costo, è oggi al centro delle preoccupazioni delle associazioni di categoria. (ANSA).