il personaggio»GIOVENTÙ AL POTERE

BOLZANO. Che lo sci fosse nel suo destino lo si poteva facilmente intuire. Perché Alex Vinatzer, nato e cresciuto a Selva di val Gardena, una pista ce l’ha avuta sempre davanti agli occhi, da quanto...

di Paolo Gaiardelli

BOLZANO. Che lo sci fosse nel suo destino lo si poteva facilmente intuire. Perché Alex Vinatzer, nato e cresciuto a Selva di val Gardena, una pista ce l’ha avuta sempre davanti agli occhi, da quanto era piccino. Ad incrociare il suo sguardo la «Ciampinoi 3», la cui seggiovia parte proprio accanto alla sua stanza nell’hotel di famiglia. Naturale, dunque, che il desiderio di affrontare quella discesa lo abbia coltivato immediatamente, che quella scarica di adrenalina che un pendio talmente spettacolare è in grado di trasmettere sia diventata un’emozione da rincorrere con passione e da provare e riprovare all’infinito.

Ma se la vita dà la prima spinta, tocca poi impegnarsi a fondo per essere trascinati nella giusta direzione, mettendo sul piatto capacità, convinzione e intelligenza; tre qualità che il 19enne gardenese ha dimostrato di possedere, cavalcando nel migliore dei modi l’onda giusta, tanto da presentarsi oggi al cancelletto di partenza come l’uomo del destino delle discipline tecniche azzurre.

Un gigante di leggerezza. Sia ben chiaro, anche madre natura ci ha messo del suo, regalandogli fisico e stazza invidiabili. Ma dall’alto del suo metro e novanta, Alex ha dovuto lavorare comunque tanto, senza mai tralasciare lo studio – si è diplomato al liceo dello sport di Stams, vicino a Innsbruck –, per arrivare dove lo troviamo adesso. L’esplosione, quella vera, è degli ultimi anni. Nel 2017 centra due medaglie d’oro all’European Youth Olympics Festival di Erzurum, in slalom e gigante, poi, nella scorsa stagione, si passa dall’esordio in Coppa del mondo fino al secondo posto tra i pali stretti ai Mondiali junior di Davos e alla convocazione olimpica, per lanciarsi in questa annata, nel corso della quale si registrano i primi punti in Coppa del mondo a Saalbach e la prima affermazione in Coppa Europa, a Levi. «La preparazione estiva è andata alla grande - ci racconta Alex Vinatzer - e sono riuscito a raggiungere gli obiettivi stagionali già nei primi mesi dell’inverno. Questo mi ha permesso e mi permette di sciare molto più libero, di lasciarmi guidare un po’ più dall’istinto. Di certo non mi accontento, continuerò a dare il massimo per togliermi altre soddisfazioni».

Show da ammirare. A sorprendere sono le capacità tecniche del ragazzone gardenese, in particolare la straordinaria mobilità di gambe e piedi, che gli consente incisività e, nello stesso tempo, dolcezza nei cambi di direzione; questa particolarità e l’esplosività data dall’anagrafe regalano un cocktail eccezionalmente miscelato, come dimostrato più volte, ad esempio nella prima manche di Campiglio, chiusa all’ottavo posto tra gli applausi, prima della bruciante uscita di scena. «So di avere le qualità, se no non gareggerei a questi livelli, ma ci devo ancora lavorare tanto - confessa il gardenese -. A Madonna di Campiglio ho vissuto forti emozioni, in senso positivo, ma anche negativo. La prima discesa è stata qualcosa di incredibile; nella seconda sono partito con tanta convinzione, ma, al primo errore, ho spento la testa: sono convinto che se fossi rimasto lì, concentrato, sarei arrivato in fondo e avrei fatto altri punti. L’importante in queste situazioni è comunque imparare qualcosa; ho analizzato bene quello che è successo e la prossima volta avrò anche questa esperienza dalla mia».

Uomo copertina. I riflettori si sono accesi e, considerando la pasta del ragazzo in questione, difficilmente si spegneranno in fretta. Anche la Gazzetta dello Sport gli ha recentemente dedicato una pagina tra moda e sport, dedicata ai prospetti più interessanti d’Italia, sintomo che il personaggio c’è tutto, e per tutto. Il rovescio della medaglia è che, inevitabilmente, pressioni e aspettative aumentano, al punto che a breve Alex Vinatzer affronterà da grande favorito i Mondiali junior della Val di Fassa (18-27 febbraio, ndr). «Sentirmi la speranza dello sci italiano? Lo dicono, ma non mi pesa e non ci penso - conclude -. Il Mondiale, certo, è un momento importante: andrò lì per fare bene, per vincere; se non ci riuscissi continuerei a dormire la notte: ora come ora la cosa che mi preme di più è imparare e crescere, per competere davvero con i migliori».