Efficacia farmaci schizofrenia dipende da un gene



(ANSA) - GENOVA, 19 LUG - I ricercatori hanno lavorato per individuare variazioni genetiche che fossero correlabili alla risposta ai farmaci antipsicotici e a un comportamento cognitivo deficitario legato alla regolazione della dopamina nel cervello.    La dopamina è il neurotrasmettitore che nella corteccia cerebrale svolge un importante ruolo nelle funzioni cognitive e nello stesso tempo è target di molti farmaci antipsicotici. Nell'analizzare la popolazione di pazienti con schizofrenia, il gruppo di ricerca ha individuato un sottogruppo di pazienti che presentava una variazione genica in un gene chiamato Dysbindin che regola il meccanismo alla base del sistema dopaminergico del cervello. Una variazione del gene altera la funzionalità dei recettori per la dopamina nella corteccia cerebrale, scatenando di conseguenza disturbi cognitivi. I ricercatori hanno quindi studiato i meccanismi cerebrali alla base dell'interazione tra i farmaci antipsicotici e queste variazioni genetiche in soggetti sani, pazienti con schizofrenia e topi scoprendo che i farmaci hanno un'azione efficace nel potenziare i recettori dopaminergici nella corteccia prefrontale, ovvero nel ripristinare le performance cognitive superiori, solo nei portatori della variazione genica di Dysbindin.    Per concludere lo studio il gruppo di ricerca ha confermato e replicato la scoperta grazie all'accesso alla banca dati del trial clinico americano 'Catie' (Clinical antipsychotic trials of intervention effectiveness) in cui è stato possibile osservare un importante campione di soggetti con schizofrenia provenienti da diversi centri clinici i quali erano stati esposti al trattamento con un unico farmaco antipsicotico e seguiti cognitivamente e clinicamente per 18 mesi. Il risultato del lavoro è importante perché introduce l'utilizzo concreto della genetica nello sviluppo di terapie personalizzate in ambito psichiatrico così come avviene per esempio in oncologia.    Al lavoro hanno contribuito ricercatori delle Università di Padova e Cagliari e del Lieber Institute for Brain Development (Usa). (ANSA).   









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