Sait: licenziamento per 116 lavoratori

Il Consorzio ha spedito ieri la lettera ai sindacati che apre la procedura di mobilità. I nomi ci saranno tra due mesi e mezzo

di Ubaldo Cordellini

TRENTO. Non hanno perso tempo al Sait. Il giorno dopo della protesta in Consiglio provinciale dei lavoratori, il Consorzio di secondo livello delle Famiglie cooperative ha avviato la procedura di licenziamento per 116 dipendenti con una lettera spedita ai sindacati. Chi non crede alle coincidenze potrebbe anche considerarlo un segnale. Un segnale di fermezza e rigidità dell'azienda di fronte alle proteste e ai presidi dei lavoratori che avevano strappato l’impegno della politica a cercare di riaprire un tavolo di confronto. Con la lettera si avvia la procedura di messa in mobilità, perifrasi che serve solo a coprire il termine più crudo di licenziamento, che, tra trattative dirette con i sindacati e confronto davanti al Servizio lavoro della Provincia, dovrebbe durare circa due mesi e mezzo.

Dopo questa fase, verranno scelte le persone da licenziare in base a una serie di parametri e ai settori di competenza. Al momento, la lettera indica in maniera specifica i vari reparti in cui avverranno i licenziamenti. Quindi non è ancora possibile individuare, neanche in via ipotetica, chi sarà licenziato, perché si devono calare i parametri di legge, ovvero l'anzianità aziendale e il carico familiare, nei vari reparti.

Quello che è sicuro è che non ci si è scostati dall'indicazione iniziale, lo scorso febbraio, di 130 esuberi, su un totale di 400 dipendenti tra magazzino e uffici del colosso del consumo. Come spiega Roland Caramelle della Filcams Cgil il numero è sceso per ragioni naturali: «Gli esuberi sono calati a 116 solo perché nel frattempo una decina di persone sono andate in mobilità volontaria o in prepensionamento. Il Sait non ha fatto sconti. Da tenere presente che finora in cassa integrazione c'erano 82 lavoratori. Adesso dicono che vogliono licenziarne 116, ma proprio il fatto che i cassa integrati sono molti di meno dimostra che al Sait il lavoro c'è. E' necessaria una grande operazione verità. L'azienda deve agire con trasparenza e dire di quanto è aumentato il lavoro esternalizzato in questo periodo di cassa integrazione. I lavoratori ci dicono che mentre i dipendenti diretti del Sait vengono lasciati a casa in cassa integrazione il loro posto viene preso dai dipendenti di MoviTrento e di Gol».

Con l'apertura della procedura di mobilità adesso parte un periodo di ancora maggiore angoscia per questi lavoratori che stanno vivendo mesi durissimi. Infatti, la lettera giunta ai sindacati, scolpisce nella pietra il numero dei dipendenti da licenziare e adesso farlo scendere sarà molto duro. Caramelle spiega che la procedura prevede una settimana per chiedere l'incontro all'azienda e poi 45 giorni di confronto. Se questa fase dovesse concludersi senza un accordo, si passerebbe a un confronto davanti al Servizio Lavoro della Provincia. Terminata questa fase, anche se non ci fosse un accordo, l'azienda potrebbe individuare le persone da licenziare, mettere in mobilità si dice nel gergo eufemistico del linguaggio tecnico, e inviare le lettere.

La decisione di avviare adesso la procedura non è casuale, spiega Caramelle: «La cassa integrazione termina a fine marzo e l'azienda deve mandare le lettere di licenziamento prima per non dover pagare il mancato preavviso ai lavoratori che andranno in mobilità».