Mattarei, marcia indietro: «Chiedo scusa» 

Lettera alle Coop: «Accoglienza e Progettone nostri valori». Ma nel cda si profila un duro confronto sul ruolo di Franch

di Luca Petermaier

TRENTO. «Chiedo scusa se le mie parole fraintese hanno indignato chi è impegnato “sul campo” nel difficile compito di promuovere la solidarietà e l’accoglienza, spesso combattendo la diffidenza di una opinione pubblica smarrita o addirittura ostile».

Quelle parole che non aveva voluto pronunciare il giorno dopo l’intervista che le sta tirando addosso le ire di mezzo movimento cooperativo trentino, Marina Mattarei trova il coraggio (qualcuno ha perfino detto l’umiltà) di scriverle a tre giorni dal cda di lunedì. Una riunione “caldissima” che potrebbe vederla in bilico in seno ad un consiglio che - per una buona metà - rischia di voltarle le spalle o quantomeno di restituire all’esterno l’immagine di una presidente più sola e indebolita.

Dopo giorni di confronti (prima con i rappresentanti del mondo del sociale e poi con i suoi vice presidenti) la presidente di Federcoop ha spedito ieri a tutte le cooperative una mail in cui chiarisce la propria posizione rispetto ai due temi toccati nell’intervista delle polemiche: gestione dei migranti e Progettone. Parlando dell’accoglienza, Mattarei spiega: «Il tema mi sta molto a cuore e lo considero centrale nel nostro progetto per un Trentino più equo, solidale e sensibile alle fragilità delle persone più svantaggiate». E prosegue: «La cooperazione è di per sé inclusiva perché mette al centro la persona, e fa della solidarietà e dell’accoglienza la sua stessa ragione di esistere. Questo è un concetto primario che dovrebbe essere sottinteso in qualsiasi tipo di relazione. Se c’è bisogno di ribadirlo, non ho certo difficoltà a farlo, perché è nelle mie corde. Io stessa, da presidente di una Famiglia cooperativa ho sperimentato con successo progetti di integrazione».

Toccando poi il tema del Progettone (che la Lega vorrebbe rivedere), Mattarei ricorda che «la cooperazione ha saputo inventare modelli di politica attiva del lavoro, come il“progettone”, diventato un esempio virtuoso a livello nazionale. Accogliere, offrire un lavoro, occuparsi delle persone, a cominciare da quelle più deboli: questa è cooperazione. Tali esperienze devono continuare ad essere promosse e valorizzate, e l'impegno della Federazione è volto a garantire ancora buona occupazione e difesa dei diritti in un contesto che evolve e che impone di essere indagato e compreso, per essere ben governato».

Infine la chiusura in cui ribadisce la terzietà della Federazione nel confronto con la politica: «La cooperazione non si schiera e non alza barriere, si relaziona. Per questo auspico un confronto serio e ragionato con il Governo provinciale. Siamo convinti che si debba trovare una “via trentina” alla soluzione dei problemi, forti della nostra autonomia».

Tutto risolto in vista del cda? A giudicare dal clima che si respira nel mondo cooperativo parrebbe di no. Non è infatti passato in osservato il fatto che nella convocazione del cda di lunedì la presidente abbia volutamente omesso di aggiungere un punto specifico dedicato alla richiesta di confronto avanzata dalle cooperative sociali. Ma non sarà certo questo a far desistere i tre rappresentanti di quel settore, da sempre critici verso la nomina a vice presidente di Mariangela Franch. E non è nemmeno escluso che alla presidente venga chiesto di rivedere questa sua scelta per dare un segnale di apertura.