Transart, l’irriverenza che scavalca l’orizzonte 

Dal 6 al 30 settembre a caccia del “meraviglioso” tra clubbing e performance Mucche sui prati, location (post)industriali, grandi nomi dell’elettronica

di Daniela Mimmi

Trasgressiva fino in fondo, Transart. Anzi fin dall’inizio: la conferenza stampa di presentazione, ieri, era in una cucina firmata Miele. Perché, come ha detto anche il Sindaco Renzo Caramaschi «Transart porta sempre una ventata di innovazione di cui ha bisogno una città così tradizionalista». D’accordissimo. E allora via alle note più strane, ai suoni mai sentiti, alle contaminazioni azzardate, agli esperimenti più coraggiosi, da fare, ascoltare, sentire, vivere nei posti più strani e anche più belli della nostra provincia. Transart quest’anno apre i battenti il 6 settembre e li chiude il 30. Tra l’uno e l’altro c’è di tutto e anche di più, da seguire con sguardo curioso e la capacità di lascarsi trascinare in altri mondi. Al timone, ancora una volta, c’è il dinamico Peter Paul Kainrath, colui che ha inventato Transart 18 anni fa, che passa con estrema leggerezza, come bisognerebbe fare, dalla musica classica (è il direttore artistico anche di Bolzano Festival Bozen) a quella contemporanea. L’opening di Transart, il 6 settembre alle ore 20,30, sarà nell’affascinante spazio industrial delle Officine FS, sarà una prima assoluta (che poi andrà in giro per l’Europa), un insieme di scultura e musica. Fra le figure candide, allucinate e visionarie di Pawel Althamer, gli assemblaggi scultorei di Isa Genzken, le dichiarazioni politiche di Jimmy Durham, i menhir di Adolf Vallazza, si muovono le voci di due stelle della classica contemporanea e d’avanguardia: la cantante e compositrice polacca Agata Zubel e il baritono Frank Wörner. Le loro voci daranno vita un testo dello scrittore e drammaturgo tedesco Heiner Müller, mentre le architetture di luce di Bartosz Nalazek plasmeranno gli spazi industriali delle Officine FS fino a trasformarli in un luogo dalle infinite possibilità visive e sonore. Ancora parole, ancora arte e ancora musica nel secondo spettacolo, il 7 settembre all’Alpewa, dove un classico della letteratura, le ballate del poeta tedesco Friedrich Schiller, saranno terreno di gioco per l’attore austriaco Philipp Hochmair e la sua band, gli Elektrohand Gottes. Poi, il 13 settembre, sarà il nuovo Parco tecnologico di Bolzano, NOI, a ospitare un altro spettacolo in prima assoluta, “Crises”, che evoca una celebre creazione di Merce Cunningham e porta in scena le opere di compositori dell’avanguardia musicale come i lavori di Francesco Filidei e Simon Steen-Andersen, Sylvano Bussotti, Helmut Lachenmann e tanti altri. Il 14 settembre il viaggio di Trasart si sposta nel centro per la raccolta differenziata Impakt, per il progetto dell’artista multimediale Herman Kolgen, nato dall’esperienza di un trauma fisico vissuto in prima persona. Il 22 settembre la formazione hand werk, ensemble di musica da camera con una vocazione per la sostenibilità, porta a Bolzano dei “ricercatori analogici”, in cui i musicisti che lavorano producono musica con strumenti non convenzionali e oggetti comuni. Il 27 settembre è la volta di MuseRuole - women in experimental music, un festival tutto al femminile dedicato all’improvvisazione e alla composizione, ospitato nello splendore della serra Schullian. A Transart non può mai mancare il clubbing. Quest’anno Transart incontra Mutek, festival canadese di musica elettronica, il cui direttore, Alain Mongeau, comporrà una line up in cui si condenseranno esperienze sonore e visive fuori dall’ordinario, come quella di Alexis Langevin-Tétrault che porterà nei capannoni della fabbrica Ex-Masten il progetto Interference (String Network). Sul palco, Tétrault costruisce un’intricata rete di cavi con cui interagisce per creare un universo ipnotico fra rumore industriale, elettronica e musica acusmatica. Attraverso la messa in scena della relazione dialettica tra uomo e macchina, Interference (String Network) è un’ allegoria dell’oggi, in cui l’ individuo cerca di ricavare il significato dalla sua esistenza e preservare la sua libertà di azione. Fra gli altri ospiti Woulg & Push 1 stop con Interpolate, le esplorazioni elettroniche e i viaggi insonni di Deadbeat, The Mole e Dasha Rush, accompagnata dai visual live dell’artista olandese Julius Horsthuis. Chiudono quest’edizione del festival due progetti visionari e delicatissimi, il 30 settembre: quello di Margaret Leng Tan “The Qeen of the Toy Piano”, che aprirà un dialogo con le opere esposte al quarto piano di Museion di John M. Armleder, e il progetto Carillon Extended di Olaf Nicolai. Iniziato in maggio con un concerto per campanacci e mucche sui prati di Museion, vede la sua chiusura in una calma giornata di autunno, sui prati alpini del Salto. Una performance dei cantanti della Neue Vocalsolisten Stuttgart che culminerà nel a San Genesio, con il raduno delle mucche protagoniste di questa insolita azione per un gran finale del festival 2018.