“Ritorno alle origini”, il nuovo cd firmato dal coro della Sosat

TRENTO. «Voi siete capaci con il vostro modo di cantare di fare in modo che il passato si coniughi con il presente». Sono state queste le parole del sindaco Alessandro Andreatta, intervenuto oggi,...

TRENTO. «Voi siete capaci con il vostro modo di cantare di fare in modo che il passato si coniughi con il presente». Sono state queste le parole del sindaco Alessandro Andreatta, intervenuto oggi, nella sede della Sosat, alla presentazione dei CD “Ritorno alle origini”. A fare gli onori di casa è stato il presidente della Sosat Luciano Ferrari, dettosi orgoglioso della bravura artistica del Coro. E' stato poi il presidente del Coro della Sosat Andrea Zanotti ad illustrare le motivazioni di questo lavoro, che si rifà alla tradizione del canto popolare trentino. Zanotti ha anche annunciato una iniziativa con la scuola musicale il Diapason, per portare i giovani a cantare in montagna. Due i CD, il primo antologico con una raccolta di brani che hanno fatto, in epoche e passaggi artistici diversi, la storia del repertorio Sosat. Questo è anche un rendere omaggio sia a musicisti e armonizzatori che hanno donato al Coro tempo e ingegno, sia a direttori e coristi che hanno contribuito a costruire l’intelaiatura e l’identità di questo complesso corale. Molti in sala gli ex coristi, che hanno condiviso una parte di questa storia, che come ama dire spesso Zanotti, ha le sue origini nel Coro della Sosat, ma è patrimonio di tutti. Il secondo CD contiene invece la produzione e la cifra artistica attuali del Coro Sosat diretto dal 2011 dal maestro Roberto Garniga, con ben 5 nuove incisioni. Il canto di montagna affonda radici lontane e profonde, al suo primo apparire, nella tradizione proveniente sia dal canto sacro sia dal profano: soprattutto con riferimento alla lirica che aveva avuto, nelle generazioni comprese tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, una larghissima diffusione. Questa provenienza aveva conferito delle peculiarità specifiche al canto popolare di montagna, non di rado interpretato a voce piena, senza disdegnare timbri e sonorità riconducibili a matrici liriche e operistiche. Il risultato della fusione di queste componenti era una spontaneità fresca e immediata del cantare insieme, che si nutriva di talenti naturali particolarmente versati, benché per lo più digiuni di teoria e conoscenza della musica. Dopo la stagione delle origini – che segna l’inizio di quel movimento imponente che diverrà la coralità trentina di montagna – altre ne sono arrivate, e, con esse, l’ulteriore apporto di musicisti e armonizzatori d’eccezione. Ma se esso da un lato ha impreziosito il repertorio e contribuito ad affinare la tecnica corale, dall’altro ha sortito l’effetto di sbiadire i timbri e i colori iniziali e di allontanare progressivamente il canto popolare alpino dalla sue sonorità e spontaneità originarie. Dentro questa storia, il Coro della Sosat è forse quello, tra gli altri, che più ha mantenuto invece un tenace filo di collegamento con questa tradizione che ne segna in maniera indelebile la nascita.