La post modern dance firmata Stephen Petronio 

Trento. Domani al Teatro Sociale grande appuntamento con la rassegna “InDanza” Il coreografo Usa porta un scena un programma che comprende anche le Variazioni Goldberg

di Katja Casagranda

TRENTO. Domani 14 marzo al Teatro Sociale di Trento alle 20.30, nell’ambito della rassegna inDanza Trento – promossa dal Centro Servizi Culturali S. Chiara - è atteso Stephen Petronio, uno dei titani della danza contemporanea statunitense. Coreografo di fama mondiale, Petronio ha creato numerose coreografie tutte definite da un’estetica riconoscibilissima divenuta marchio di fabbrica: composizione coreografica dai passaggi nervosi, giochi di gender, predilezione per la musica più trendy, collaborazioni con stilisti della haute couture. A InDanza presenta una serata a più titoli, incluso un brano firmato da Steve Paxton, il fondatore della contact improvisation: le Variazione Goldberg nell’incisione di Glenn Gould. Un programma variegato quello scelto per la serata di Trento in cui si fondono tre dirompenti brani di Stephen Petronio composti sulle musiche del gruppo post-rock statunitense Son Lux (Untitled Touch), su quelle di Nico Muhly (Hardness 10) e sulla voce baritonale e poetica di Rufus Wainwright (Bud Suite). Ma c’è un ulteriore gioiello a impreziosire la serata: Goldberg Variations di J. S. Bach, eseguite però da Glenn Gould e coreografate da Steve Paxton nel 1986. Questo brano rientra nel progetto Bloodlines (linee di sangue) di conservazione del grande repertorio americano della postmodern dance americana avviato da Petronio e dalla sua compagnia nel 2015. La Petronio Company si è fatta carico di interpretare, a oggi, otto lavori firmati dagli scomparsi Merce Cunningham, Trisha Brown e di Anna Halprin, Yvonne Rainer e Steve Paxton. Nello specifico, l’estratto delle Variazioni Golberg di Paxton – dallo stesso autore un tempo danzate con grandissima maestria – sarà interpretato dal danzatore Nicholas Sciscione.

Molto influenzato da questa esperienza di recupero delle radici è anche il nuovo pezzo Hardness 10 - in Prima Europea - che chiude la serata. Composto nel 2018 in concomitanza con la ricostruzione di un lavoro di Yvonne Rainer durante il quale Petronio ha sperimentato un nuovo tipo di movimento nello spazio in cui semplici camminate si affiancano ai virtuosismi a lui più consoni, Hardness 10 ha preso le mosse da una meditazione sulla natura del diamante, pietra compatta che attraverso la pressione diventa un oggetto brillante e trasparente. La musica, di Nico Muhly, trasmette una rara profondità emotiva, i costumi audaci si devono alla stilista di fama Patricia Field, nota anche per aver curato il look della serie tv Sex and the City.

Apre la serata Bud Suite (2006), coreografia costruita su alcune famose canzoni d’amore di Rufus Wainright come On what a World e Agnus Dei. Desiderio e nostalgia nel testo diventano sui corpi un contatto fisico tenero e fluido, prima di trascendere lo spazio attraverso l’esplosione di una fisicità meno tangibile e rivolta al cielo.

Segue Untitled Touch (2017), uno dei lavori più recenti di Petronio, un mix di impulsi decisi e movimenti veloci quasi generati a catena da un danzatore all’altro. Come infatti ricorda il titolo, il lavoro è legato al tatto, nella sua accezione meno delicata. In contrasto con la base sonora costante e uniforme di Son Lux, la danza gioca sul ritmo e la discontinuità, sugli accenti e sugli “staccati”. Un brano in cui compare la “storia” coreografica di Petronio, dove diverse visioni estetiche confluiscono per definire una cifra stilistica originalissima.

Al termine dello spettacolo è previsto un incontro aperto al pubblico con lo Stephen Petronio. Fondata a New York nel 1984, la sua compagnia si è esibita in tutto il mondo ed è stata protagonista di 24 stagioni al Joyce Theater di New York City. Dal 2016 la compagnia ha iniziato a considerare la necessità di lasciare una traccia della più effimera delle arti, la danza, creando il Petronio Residency Center.