il festival di rovereto

ROVERETO. «L’autorevolezza non passa attraverso allarmismi, proibizioni o un eccessivo controllo; quei modelli educativi li abbiamo aboliti, oggi dobbiamo avere la capacità di dialogare con i nostri...

di Matteo Ciangherotti

ROVERETO. «L’autorevolezza non passa attraverso allarmismi, proibizioni o un eccessivo controllo; quei modelli educativi li abbiamo aboliti, oggi dobbiamo avere la capacità di dialogare con i nostri figli, confrontarsi, farsi delle domande e magari trovare delle risposte insieme a loro». Parola di Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della fondazione Minotauro e autore di “Abbiamo bisogno di genitori autorevoli” (2017) e di “Adolescenti navigati” (Erickson, 2015). Lancini, insieme al collega Alberto Pellai, sarà protagonista dell’incontro “Genitori connessi” che si terrà domani mattina, dalle ore 10, nell’Aula Magna del Palazzo dell’istruzione di Rovereto. Il dialogo tra i due psicoterapeuti dell’età evolutiva si svolge all’interno del programma della nona edizione di Educa, il festival dell’educazione roveretano, e sarà moderato dal direttore del nostro giornale Alberto Faustini. Vietare l’uso di social e tecnologie digitali o lasciare piena autonoma? Imporne un uso limitato nel tempo e regolamentato nei contenuti o lasciare ai propri figli piena libertà di scelta? Qual è il giusto equilibrio per evitare i pericoli della rete, isolamenti e disagi e sostenere invece la crescita, la socialità e il dialogo nel mondo virtuale e in quello reale? Sono le domande che si fanno tutti i genitori di figli adolescenti e su cui Lancini e Pellai rifletteranno, provando a fornire alcune risposte.

Lancini, pugno di ferro o totale libertà?

Ovviamente dipende dall’età. Personalmente, negli ultimi 25 anni di lavoro, mi sono occupato della fascia dei preadolescenti, adolescenti e giovani adulti. Dobbiamo innanzitutto pensare che la cosiddetta “digitalizzazione delle relazioni” ha fatto pienamente parte del processo di crescita di questi bambini che una volta divenuti adolescenti, volenti o nolenti, hanno dovuto fare i conti con questo mondo digitale. Il problema è genitoriale. Quando un figlio smette improvvisamente di essere bambino e attraversa la fase dell’adolescenza, ecco che i genitori cominciano a farsi prendere da ansie e paure che, se pur giustificate, causano un eccessivo controllo sui figli, un controllo in parte ingiustificato e soprattutto poco autorevole. Siamo noi adulti, infatti, ad aver creato questo tipo di società, ad aver insegnato ai nostri bambini l’importanza di avere più amici possibili, ad avere proibito loro di “giocare alla guerra” nei cortili e nelle piazze per averli al sicuro, in una apparente serena osservazione, sul divano di casa a sfogare le proprie pulsioni ai videogiochi. Siamo noi che abbiamo regalato ai nostri figli, nella fascia di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, come ci suggeriscono le statistiche, i primi telefonini. E allora? Come possiamo ora chiedere loro di essere gli adolescenti del passato? È comodo continuare a dire “troppi social” e poi non smettere mai di utilizzarli. Vogliamo tornare indietro? Non credo e sarebbe impossibile, anche perché il lavoro sempre di più sarà ed è digitale. Non ci resta che fare i conti. Con noi stessi e con i nostri figli.

Che sono nostri anche nella misura in cui vivono nel mondo che noi abbiamo contribuito a creare. Il vero problema è la credibilità. Come possiamo essere noi adulti a regolamentare l’utilizzo dei social e di internet da parte dei nostri figli, quando noi per primi non siamo capaci di porci e di porre dei limiti?

Questo è il problema centrale. I modelli educativi e sociali sono cambiati, la credibilità e l’autorevolezza di essere genitori oggi non passa più attraverso l’imposizione. Non dico di non esercitare più alcun controllo, ma questo controllo deve essere alla base di un dialogo, all’interno di una salda e, questa sì, autorevole relazione. Non possiamo lamentarci se nostro figlio si attacca al telefonino in pizzeria, a tavola con noi, perché è così che li abbiamo cresciuti, dentro un sistema basato sulla condivisone dell’immagine. Dobbiamo però, e possiamo, educarli a un utilizzo più adatto di internet, dobbiamo chiedere loro: “Come è andata oggi in internet?”. Dobbiamo interessarci alla vita virtuale dei nostri figli, relazionarci con loro, contribuire ad analizzare un mondo che noi stessi abbiamo creato. Io, per esempio, invece di vietare il telefonino fino a 14 anni, vieterei di riprendere e fotografare i propri figli fino a 14 anni. Chi sarebbe disposto a farlo?.