Habicher conquista Bologna grazie al trentino Salvaterra

Per l’ altoatesino una mostra personale e un’ installazione in Piazza Maggiore «A Bolzano all’inizio mi aveva dato spazio Pierluigi Siena, poi più nulla»

di Fabio Zamboni

BOLZANO. Bologna rende un importante, doppio omaggio a uno degli scultori altoatesini più affermati: Eduard Habicher è infatti al centro di una mostra personale alla storica Galleria G7, fino a fine aprile, mentre nel cortile di Palazzo Accursio in Piazza Maggiore, cioè nel cuore della città, campeggia fino a fine febbraio una grande installazione intitolata “Uni-verso”. Entrambe le iniziative rientrano nel grande contenitore di Artefiera, la personale anche in collaborazione con il Mambo.

Alla galleria, in una esposizione affidata alla regia del giovane curatore trentino Gabriele Salvaterra, l’artista meranese presenta i suoi ultimi lavori in acciaio inox e vetro di Murano dove la pesantezza dell’acciaio entra in affascinante contraddizione con la leggerezza inaspettata delle singole sculture.

Protagonista a Bologna, Habicher è diventato negli ultimi anni una presenza importante in altre grandi città italiane: citiamo ad esempio l’installazione all’entrata del Politecnico di Milano e il grande “Guscio” in esposizione fino a maggio 2019 all’ingresso del Palazzo Ducale di Mantova: «A Mantova la mia opera è una sorta di ingresso naturale, già il primo gruppo di visitatori lo ha adottato d’istinto come moderno portale per accedere ai musei», dice soddisfatto Habicher. Opere sue campeggiano anche in altre grandi città europee, partendo da Amburgo, o da Berlino dove le opere dell’artista sudtirolese sottolineano alcuni preziosi scorci di paesaggio urbano. Dunque lo scultore, che lavora nel suo grande studio di Rifiano, presso Merano – “in mezzo alla natura eppure a due passi dalla città: una situazione ideale” sottolinea -, è diventato ormai uno degli artisti di maggior richiamo a livello internazionale. Restano però poche tracce dei suoi lavori proprio in Alto Adige, quasi nessuna a Bolzano, città che pure vanta un museo di arte contemporanea con degli spazi che sembrano semplicemente quelli ideali per le opere spaziali e aeree dello scultore, per le sue putrelle d’acciaio rosse che si liberano e si librano fino a sembrare nastri di seta.

«È vero – dice Habicher -, ed è strano: mentre domina la città la mia installazione all’esterno del Museo di Messner a Castel Firmiano e mentre i ciclisti transitano sotto le mie opere sulla pista ciclabile per Appiano, il capoluogo non ha tracce del mio lavoro, mentre il Comune di Appiano è stato più sensibile, diciamo. L’anno scorso mi hanno ospitato i Casciaro della Galleria Goethe, ma non sono riusciti a far sì che un’opera restasse stabilmente nel Parco dei Cappuccini, anche come sfida al degrado. Bolzano si è accorta di me all’inizio della mia carriera, e nel ’91 mi ha dato spazio Pierluigi Siena in quello che sarebbe poi diventato il Museion. Ma oggi resta una sola traccia: un trittico dedicato a Mayr Nusser dentro il Duomo di Bolzano. E comunque non lo dico per fare polemica, sono assolutamente sereno».

Ma quali ambizioni culla, Eduard Habicher: c’è un posto speciale nel quale vorrebbe ambientare una sua scultura?

«Non ci ho pensato, ma posso dire che essere presente in importanti spazi pubblici di città come Berlino e Amburgo mi gratifica già abbastanza».

E qual è il giudizio più lusinghiero incassato in tanti anni di carriera?

«Il compianto e stimatissimo storico e critico d’ arte Enrico Crispolti parlando di me scrisse: “Habicher è un artista senz’ altro tra i più intelligenti del panorama artistico non solo italiano…».

Un bel biglietto di visita, se pensiamo che fu “stampato” almeno vent’anni or sono.