«Un anno senza Sofia, è stato come uno tsunami» 

I genitori della bimba contagiata al S.Chiara: «In ospedale un errore mortale, ora devono cambiare le procedure. Silenzio dell’Azienda sanitaria verso di noi»



TRENTO. È passato quasi un anno dalla morte della piccola Sofia Zago, la bimba contagiata dalla malaria nel reparto di pediatria dell’ospedale Santa Chiara. Sull’episodio la procura della Repubblica ha chiuso un’inchiesta nei confronti di una dipendente dell’ospedale e per la prima volta i genitori della bambina, la mamma Francesca e il papà Marco, raccontano la tragedia che ha colpito la loro famiglia.

Ripercorrendo le ultime settimane di vita di Sofia ritenete sia stato fatto tutto il possibile per salvarla oppure nel vostro cuore e nella vostra mente ci sono ancora dei se...?

Il contagio della nostra bambina è avvenuto nello stesso ambulatorio in cui precedentemente era stato fatto il prelievo alla bambina del Burkina Faso ed effettuato dalla stessa infermiera. A Sofia è stata somministrata più volte dell’acqua fisiologica per poter fare il prelievo dall’agocannula. Io (mamma Francesca) ero presente e credo che quello sia stato il momento in cui è avvenuto il contagio. I sentimenti sono tanti: rabbia, dolore straziante, senso di ingiustizia. Non crediamo ci sia stata intenzionalità, ma di sicuro un errore mortale è stato fatto. La nostra bambina entrata in ospedale per curare un esordio di diabete è poi mancata a causa delle complicazioni della malaria contratta nel reparto pediatrico dell’ospedale S. Chiara. Sembra la trama di un film dell’orrore, ma purtroppo è quello che è successo.

La magistratura ha chiuso l’inchiesta con un’infermiera indagata. Tenuto conto che nessuno potrà mai ridarvi Sofia, sapere che c’è un presunto responsabile è un qualcosa che vi solleva o voi avete altre ipotesi o ritenete che i presunti responsabili siano più d’uno?

Spesso ci chiediamo se l’infermiera indagata stia ancora esercitando presso la struttura del Santa Chiara e nello stesso reparto. E come potrebbe essere la nostra reazione se dovessimo incontrarla in questo contesto. Il fatto che una o più persone possano essere considerate responsabili di quanto accaduto a Sofia non potrà di certo mai attenuare il dolore per la sua mancanza, né tanto meno potrà sollevarci. Detto questo riteniamo doveroso che vengano accertate tutte le responsabilità che abbiano in qualche modo concorso al verificarsi di questo fatto terribile. In questo senso rispettiamo ed apprezziamo il lavoro che sino ad oggi ha compiuto la magistratura e che ha portato ad individuare la causa del contagio. Ora ci aspettiamo che le indagini continuino non solo per individuare il responsabile diretto ma anche per costringere l’ospedale a cambiare alcune modalità operative.

C’è un qualcosa in questi mesi che vi ha turbato per come la vicenda è stata gestita dalla sanità trentina o dalla magistratura?

Come abbiamo detto sia i Nas, sia la Procura della Repubblica che ha condotto le indagini, hanno compiuto uno sforzo enorme per consentire di appurare la verità dei fatti e rendere in qualche modo giustizia alla nostra piccola Sofia. Altrettanto non possiamo di certo dire per quanto riguarda la condotta che sino ad oggi ha tenuto, nei nostri confronti, la struttura ospedaliera. Se, infatti, nei giorni immediatamente successivi alla morte di Sofia, vi erano stati, da parte loro, contatti abbastanza frequenti, che forse, con il senno di poi, erano motivati da altre intenzioni, in seguito la loro condotta è radicalmente mutata.

In che modo?

A fronte delle nostre legittime istanze volte a rivedere le procedure ed i protocolli che dovrebbero disciplinare i prelievi ematici, Apss è rimasta nel più assoluto silenzio, senza nemmeno accettare un incontro con i legali ed i consulenti per discuterne. Anche quando lo abbiamo richiesto apertamente non c’è stata data nessuna risposta, come se stessimo provando a parlare con un muro. Inutile dire che il disinteresse dimostrato nei confronti di quanto abbiamo vissuto ci ha profondamente ferito. A noi è sembrato che l’Ospedale si sia sentito assolto dalla propria responsabilità con il pagamento della somma di denaro a titolo di risarcimento.

Qualcuno o qualcosa che vi ha invece sorpreso positivamente, scaldato il cuore in un momento così difficile?

Ci siamo resi conto di essere circondati da persone fantastiche che ci vogliono davvero bene. Un episodio che ci ha toccato il cuore e dato un po’ di conforto, è stato l’incontro con Papa Francesco. Abbiamo assistito alla Messa celebrata nella Cappella di S. Marta e stretto la mano al Papa che ha benedetto la foto della nostra famiglia.

Ci sono dolori, come quello della perdita di un figlio, al quale è difficile sopravvivere. Cosa vi ha aiutato?

Purtroppo di fronte a queste tragedie immani ed incomprensibili ognuno reagisce a modo suo. Noi abbiamo cercato di alzare un muro a difesa della nostra privacy vivendo ogni singolo secondo nel ricordo di Sofia come è evidente, ma cercando di guardare avanti nel tentativo di lasciare qualcosa di tangibile in suo ricordo. Abbiamo così deciso di costituire, a breve, una associazione in suo ricordo con il fine di promuovere una serie di iniziative in favore dei più piccoli. Presto pubblicheremo un libro illustrato per bambini, il cui ricavato andrà interamente in beneficenza, che racconta la storia di una piccola eroina impegnata ad aiutare il prossimo. Ci piacerebbe chiedere alla scuola materna di Piedicastello, che Sofia frequentava con grande entusiasmo, la possibilità di presentare il libro e farlo così conoscere agli “Amici di Sofia” (che sarà anche il nome dell’associazione). Con il coinvolgimento del servizio scolastico, vorremmo poi distribuire il libro anche nelle restanti Scuole materne, a livello locale e non.

La tragedia ha colpito voi genitori, ma anche il fratellino che da un giorno all’altro si è trovato senza la sorellina vicina. Come siete riusciti a spiegare a lui una tragedia così imprevedibile e assurda?

Iacopo è un bambino di quasi 11 anni e, se elaborare un lutto di questo genere per un genitore è difficilissimo, figuriamoci per un bambino. È un bambino sensibile, responsabile ma non riesce ad esprimere ancora quello che prova in relazione a quanto ci è accaduto. Ricorda la sorellina con dolcezza tutte le sere nelle preghiere; ma nello stesso tempo il dolore è talmente intenso che non riesce a parlarne.

Ci sono stati recentemente genitori che hanno continuato ad aggiornare il profilo Facebook del figlio morto. Una mamma che ha discusso la tesi di laurea che aveva elaborato il figlio e altri che costituiscono associazioni per parlare della loro storia e per fare in modo che certe vicende non si ripetano. Voi avete pensato a qualcosa di simile affinché la vicenda di Sofia non venga dimenticata e possa essere un monito affinché certi errori non capitino più?

Vorremmo che l'immane tragedia che ci ha travolti servisse, almeno, per aprire una seria riflessione a livello scientifico e di singola struttura ospedaliera per evitare che fatti del genere si ripetano. Proprio a tal fine ci piacerebbe riuscire ad intavolare con l’azienda sanitaria e con i nostri consulenti un dialogo ed un confronto affinché vengano analizzate e ove possibile implementate tutte le possibili procedure operative al fine di evitare che contagi del genere, che possono riguardare anche altre gravissime malattie che si trasmettono tramite contatto ematico, possano ripetersi. Nonostante il silenzio sino ad oggi serbato dalla struttura ospedaliera, confidiamo che le nostre proposte possano essere valutate ed accolte perché, quello che è accaduto a noi, dimostra come i presidi esistenti non siano sufficienti a scongiurare il verificarsi di simili episodi e che si debba fare tutto il possibile per evitare che casi del genere si possano ripetere. Speriamo quindi che le nostre richieste in tale direzione, diversamente da quanto accaduto sino ad oggi, possano ricevere una risposta.

Quale è il vostro desiderio oggi rispetto alla vicenda di Sofia e rispetto al futuro che vi aspetta, purtroppo senza di lei.

Il dolore è ancora immenso e lo sarà per sempre. E’ come se una parte di noi se ne fosse andata con lei e si fosse spenta per sempre. I primi mesi eravamo sotto shock, senza forze e parole. Tutti i giorni ci chiedevamo: “ma come è potuto succedere?” che senso ha tutto questo? E’ come se uno tsunami ci avesse improvvisamente travolto e un po’ alla volta stiamo cercando di ricominciare e ricostruire le nostra quotidianità, purtroppo senza la nostra Sofi. Ci sentiamo dei sopravvissuti. L’amore per Iacopo, l’affetto delle nostre famiglie e amici più cari e il lavoro, ci hanno aiutato e ci stanno aiutando ancora tantissimo. La sofferenza, il forte desiderio che la nostra bambina non venga mai dimenticata, ma soprattutto lo spirito di Sofi che è sempre con noi, ci ha ispirato alla realizzazione di un bellissimo progetto. Siamo sicuri che questa iniziativa ci permetterà di farla conoscere, soprattutto ai bambini, per come era: allegra, curiosa, vivace e birichina. Lei era la nostra principessa. A questo progetto stiamo ancora lavorando e quando sarà pronto sarà nostro desiderio divulgarlo, presentarlo alla comunità e a tutti quelli che lo desiderano. Speriamo presto, a settembre. (m.d.)













Scuola & Ricerca

In primo piano