Subito grandeVinitaly. E il Trentino c’è 

Tanta politica a Verona (non Rossi e Dallapiccola attesi invano da Zaia). Viaggio tra i nostri produttori: con delle sorprese

di Gianpaolo Tessari

VERONA. È partito con il botto il Vinitaly, vetrina privilegiata che va ben oltre la sola (meritoria) promozione del bere bene. La rassegna grandi numeri di Verona Fiere è evento che muove interessi giganteschi ma anche uno straordinario amplificatore di mondi diversi, come la politica: per il via alla rassegna si sono dati appuntamento, per rimanere ai più noti, la presidente del Senato Casellati ed i due rivali per la premiership, Salvini e Di Maio. Tanta politica, ma non c’era quella trentina: il presidente Rossi e l’assessore Dallapiccola erano attesi dal governatore Zaia e da Casellati alla Super Doc delle Venezie del Pinot Grigio, (visto che il colosso compie un anno) ma i due esponenti del Patt si sono invece dedicati, a Trento, agli allevatori.

Salvini invece è arrivato per primo a Verona, alle 11, mentre Di Maio si è affacciato a Vinitaly poco dopo le 14: la manifestazione è anche uno spettacolo e tra i siparietti degni di nota va riferito quello andato in scena di fronte al padiglione 3, quello che ospita i vini trentini. È successo che Di Maio abbia incrociato il pastaio veronese Giovanni Rana: qualcuno ha chiesto a Rana di ipotizzare la ricetta per dei tortellini della politica. Lui non si è tirato indietro, spiegando di volere mescolare gli ingredienti: «Ci metterei del Salvini, del Di Maio e anche del Berlusconi...». Con un sorrisone (marchio di fabbrica bene in vista) a quel punto il Cinquestelle ha stoppato Rana: «Con l’ultimo ingrediente diventano rancidi...». Entrando nel padiglione del Trentino saltano agli occhi due cose. Anzi, tre. Lo spazio non è grandissimo e l’allestimento è lasciato alla buona volontà di ciascuna azienda (la regia è del Consorzio che prenota e affitta le diverse metrature).

Il solo elemento di omogeneità per i trentini è costituito da una sorta di moquette grigia che imita una pavimentazione in porfido. Nulla di male, per carità. Altre regioni, la Calabria per dire, hanno scelto una regia più spinta, affidando ad un colorato allestimento il compito di legare le diverse cantine del territorio. Il marchio Ferrari ha scelto un modello espositivo simile ad un gigantesco motorhome e per entrare sono state allestite della transenne in tessuto per delimitarne l’affluenza. Ieri il gruppo ha presentato Bisol, definendolo nuovo punto di riferimento del Prosecco superiore.

Da Pojer notato un Gianfranco Grisi impegnato in una degustazione di Zero Infinito con il patron, mentre da Moser molte ragazze guardavano con occhio attento Carlo, cercando di capire se si trattasse di Ignazio. Ma il rampollo della casa sarà domani a Verona, nello stand di famiglia, in compagnia del Checco capostipite.

In casa Trentino è una volta di più guerra di posizione (e di filosofie produttive) tra la grande produzione identificata in Cavit e Mezzacorona, giganti del settore, ed i Vignaioli duri e puri, anzi sorta di talebani del settore come si definisce, strizzando l’occhio, uno di loro. Tra i grandi numeri ma di certo annoverata la Super Doc delle Venezie che, non per nulla, viene criticata dal vignaiolo Cesconi per la filosofia che incarna. Una foto, non di ieri, di Dallapiccola con il presidente della Doc Albino Armani viene fatta rimbalzare sui social da Walter Kaswalder di Autonomia popolare. Quest’ultimo si augura che, anche per questa scelta «Dallapiccola l’anno prossimo non sia più assessore». Ancora vino e politica.