«Ristoratori, usate più carne trentina» 

L’appello degli allevatori, che richiamano anche la Provincia a una più rigida disciplina per il rilascio del marchio di qualità

di Carlo Bridi

TRENTO. C’è tanta passione e tanta voglia di fare fra gli allevatori trentini dove gli under 30 sono molti. Passione che era palpabile nel corso della «Festa di primavera», ma sono emerse anche delle criticità. Come una limitata sensibilità da parte dei ristoratori trentini a scegliere carne locale. E anche la necessità di una maggior rigidità nel rilasciare il marchio «Qualità Trentino».

Chiusa ieri sera con grande successo, la festa organizzata dalla federazione provinciale degli allevatori, raggiunto l’obiettivo principale per il quale viene organizzata, ossia quello di far incontrare la città con gli allevatori. Ancora una volta i protagonisti principali sono stati i moltissimi bambini che hanno fatto festa con gli animali ma hanno anche partecipato ai laboratori organizzati dagli studenti dell’istituto agrario di San Michele che si sono «esibiti» nella lavorazione delle carni. Molto visitata anche l’esposizione degli animali: bovini, cavalli, pecore, capre, maiali, galline e conigli mentre l’attività didattica era portata avanti dalla fattoria didattica dell’azienda Aneghe Taneghe. Apprezzati e molto gettonati anche i giri in carrozza trainata da due splendidi cavalli Haflinger e Noric da bambini e adulti. Costantemente preso d’assalto il punto vendita rifornito di tutti i prodotti agricoli del Trentino, che per l’occasione praticava lo sconto del 10% su tutti i prodotti. Ma sicuramente il punto più gettonato è stato quello degli assaggi di tutti i prodotti dello spaccio della Federazione e del Concast. Immancabile il concerto del coro Piccole Colonne, che si è esibito nella sala assemblee della Federazione. Frequentatissimo anche il tendone-ristorante che nelle due giornate ha servito poco meno di 2000 pasti al modico prezzo di 10 euro grazie allo scii club val di Rabbi che ha saputo valorizzare al meglio le carni della Federazione, la polenta di Storo ed i formaggi spressa e puzzone.

Venendo alla parte più «tecnica» dell’evento che ha visto protagonisti i giovani allevatori che ormai conducono una buona fetta delle aziende zootecniche trentine, «si è registrata un’ottima competenza nelle gare di giudizio e di conduzione delle aziende da parte dei giovani dello Junior Club Trentino», ha affermato il presidente del Club Mattia Covi, un giovane allevatore di Seio. Fatto questo che il Trentino documenta domenica dopo domenica, con le interviste ai giovani protagonisti della nuova agricoltura, un’agricoltura che unisce una sempre maggiore specializzazione unita però ad una crescente sensibilità ambientale. Ed è proprio la passione afferma Covi che lega i giovani a questa impegnativa attività. I soci di Junior Club sono una settantina. «Certo - afferma il responsabile del settore commerciale Fabio Stancher - ci augureremmo una maggiore sensibilità del mondo della ristorazione vista l’alta e costante qualità della nostra produzione, purtroppo nonostante gli allevamenti trentini da carne siano in grado di assicurare solo il 10% del fabbisogno facciamo fatica a vendere i nostri prodotti». «Ottimo il messaggio di Cristian Bertol con i suoi show cooking ma purtroppo è scarsamente seguito dai suoi colleghi - spiega sconsolato, il direttore della Federazione Claudio Valorz, che aggiunge - avevamo posto grandi speranze nel patto con la cooperazione di consumo ma le cose non vanno affatto bene. C’è bisogno di una più rigida disciplina sulla concessione del marchio “Qualità Trentino” - conclude - oggi è sufficiente che un capo rimanga 6 mesi in stalla per avere il diritto del marchio a danno dei capi nati e allevati in Trentino. Diverso il quadro per il bestiame da latte, la buona remunerazione annunciata oltre che da Latte Trento anche dai caseifici sul territorio, spesso sopra i 0,60 euro/litro mantengono alto l’interesse anche per il bestiame da latte».

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