pil sottozero nel 2012

Recessione anche per il Trentino

TRENTO. Ebbene sì, anche il Trentino è ufficialmente in recessione. Dellai lo ha detto sottovoce, ma in effetti era impensabile che la provincia sfuggisse a quello che è un destino ineluttabile. Le...



TRENTO. Ebbene sì, anche il Trentino è ufficialmente in recessione. Dellai lo ha detto sottovoce, ma in effetti era impensabile che la provincia sfuggisse a quello che è un destino ineluttabile. Le previsioni parlano di un Pil a meno 0,8 per cento. Certo, roba di poco conto se in Italia le previsioni parlano chiaramente di un meno 1,5% (se va bene), ma da queste parti non si è certo abituati a vedere il segno meno davanti a uno degli indicatori principali dello sviluppo e della crescita di una regione.

Forse era subentrata anche un po’ di illusione, considerando magari il Trentino un’isola felice nel mare della disperazione economica. Ad aiutare questa speranza sono stati i dati degli anni scorsi. Basti pensare, in effetti, che nel 2011 l’Italia ha certificato con i numeri il sostanziale blocco della crescita: a fine anno lo 0,4% stava ad indicare proprio che la macchina era ferma. Il Trentino invece ha chiuso l’annata con un più uno per cento di tutto rispetto, sostenuto da una politica di puntellamento che ha dato i suoi frutti e ha tenuto sui binari un treno in costante ansia da deragliamento. Ma a lungo termine, visto che la situazione esterna è solo peggiorata, era ovvio che i venti di crisi pesassero in maniera rilevante anche in Trentino.

Lo stesso mercato occupazionale ha retto abbastanza bene negli anni turbolenti dal 2008 al 2011, ma i segni di deterioramento si sono cominciati a vedere alla fine dello scorso anno. Ora la pressione della crisi è riuscita a fare breccia tra le barricate. «Anche il 2012 sarà molto difficile - ha detto ieri il presidente della giunta provinciale Dellai - e solo verso fine anno, almeno così dice il presidente della Banca europea Mario Draghi, si vedranno segni di ripresa, anche se in alcuni settori».

Qualche preoccupazione legittima nasce anche sull’aspetto delle entrate fiscali, visto che dopo l’accordo di Milano il Trentino ha legato la propria ricchezza praticamente alle sole entrate prodotto in provincia. Se le fabbriche chiudono e non pagano le tasse, insomma, ne risente direttamente il bilancio pubblico. Su questo aspetto Dellai non si è sbilanciato più di tanto, ma appare quanto meno sereno. «Per ora le proiezioni ci dicono che sostanzialmente le entrate nelle casse provinciali sono stabili e non ci sono segnali negativi». Ma non c’è dubbio che senza una ripresa e un ritorno alla crescita il destino dei bilanci pubblici sarà quello di smagrirsi ulteriormente. L’appello dei sindacati di pianificare una nuova strategia di sostegno alla produttività appare quanto mai opportuno.

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