Porfido, 870 operazioni bancarie nel mirino della Dia

TRENTO. «La ‘ndrangheta nelle cave del Trentino. Arriva l’Antimafia, centinaia di operazioni bancarie già sotto controllo». Il «Fatto Quotidiano» riaccende i riflettori sul settore del porfido dando...

TRENTO. «La ‘ndrangheta nelle cave del Trentino. Arriva l’Antimafia, centinaia di operazioni bancarie già sotto controllo». Il «Fatto Quotidiano» riaccende i riflettori sul settore del porfido dando la notizia che nel primo semestre 2016 sono state 870 le operazioni bancarie o finanziarie segnalate in Trentino perché potevano nascondere riciclaggio di denaro sporco, mentre la Direzione Investigativa Antimafia parla di 903 segnalazioni che hanno dato luogo ad approfondimenti.

Il «Fatto» cita la relazione-denuncia di Marco Galvagni, segretario comunale di Lona Lases, sullo sbarco della criminalità organizzata dietro al business delle cave, dal crac della Marmirolo a personaggi legati alla ’ndrangheta: «Tutto comincia quando nell’agosto 2014 viene sequestrato in Spagna un carico di porfido e cocaina. Tra le società e gli imprenditori legati alla spedizione c’erano anche imprenditori noti per la loro attività in Trentino». Oltre all’esposto in procura, le rivelazioni di Galvagni finiscono anche all’attenzione del deputato 5 Stelle Riccardo Fraccaro che ha presentato un’interrogazione in parlamento. Il 13 luglio scorso, in visita a Trento, la presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi aveva citato le cave come «settore da tenere d’occhio soprattutto per i problemi avuti in passato». Maurizio Zabbeni, segretario della Fillea Cgil, spiega di non avere riscontri puntuali a questi dati ma ammette: «Sicuramente nel porfido che attraversa una drammatica crisi esiste il lavoro sommerso e non escludo nulla. Bene che si faccia luce, noi lavoriamo per ridurre dinamiche perverse che denunciamo da anni e la riforma Olivi da poco approvata ci aiuterà».