Oliva, il fuoriclasse della finanza incoronato da Forbes 

La storia. Nato a Trento, studi mediocri al Galilei, Federico ha sfondato alla Bocconi (110 e lode) ed oggi è ai vertici di un fondo che gestisce 20 miliardi di dollari. Forbes lo ha inserito tra i migliori “under 30” italiani 

di Giorgio Dal Bosco

Trento. Con i pantaloncini e la maglietta numerata (mediano) “in mezzo al campo da calcio camminava e sembrava un morto”. Così a suo padre Eugenio (funzionario della Cassa Rurale di Trento), appariva il giovane figlio Federico Oliva che sognava di diventare Maradona e che invece, adesso che ha 31 anni, è diventato una sorta di Maradona per la Finanza dentro York Capital Management, fondo di investimento che gestisce circa 20 miliardi di dollari.

Federico a Londra “seleziona, chiude, gestisce e valorizza investimenti. Tratta investimenti di qualsiasi tipo (particolarmente in sud Europa): navi, immobiliare, crediti scaduti e perfino squadre di calcio. Vale la pena scriverlo subito: se la Sampdoria, presidente Massimo Ferrero, quello di cui Maurizio Crozza fa la esilarante macchietta, in queste settimane sarà venduta, sarà venduta a York Capital con trattative condotte proprio da lui, da chi, allora giovanissimo, in campo di calcio sembrava un morto che cammina.

É giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Federico cioè “benedice” sempre e comunque lo sprone avuto dai genitori in qualsiasi attività si sia occupato indipendentemente dai risultati possibili da raggiungere: sport, istruzione. Gli hanno dettato e insegnato caparbietà, perseveranza qualità che ha fatto sue. E a fronte dei loro sacrifici lui dopo la non brillantissima maturità al Galilei di Trento (ricorda con ammirazione due professoresse: Lorenza Zeni e Federica Angeli. Tra i compagni di classe, tutti “fenomeni”, c'è anche Elia Bombardelli nella lista di Forbes 30 under 30) si è dato una mossa: Bocconi con 110 e lode e specialistica ad Oxford in un “anno che è il migliore della mia vita”

Lo diverte pensare che mai avrebbe immaginato di laurearsi con lode alla Bocconi, di essere ammesso ad Oxford, di finire a tavola con alcune persone che da piccolo vedeva soltanto in televisione, di essere selezionato tra i 30 under 30 di Forbes alla sua prima edizione in Italia.

Ormai lanciatissimo, pesa comunque giudizi e impressioni nel suo campo. A proposito del suo successo professionale all'estero e non in Italia obietta: «Mi ritengo un cittadino del mondo che si esprime al meglio dove le condizioni sono più favorevoli. A Londra riesco ad operare come non potrei in Italia. L'esposizione di cui beneficio non sarebbe immaginabile in Italia. D'altra parte il mio ruolo qui a Londra mi permette di essere più utile da fuori.»

Nostalgie? «Frequenti. Tuttavia sono anche consapevole del fatto che il ritmo frenetico a cui sono abituato sarebbe forse incompatibile con una vita di nuovo a Trento.» Visto il ruolo ricoperto (qualche giorno fa era a pranzo da Lamberto Dini e signora), la chiacchierata non può prescindere da una valutazione dell'Italia in seno all'Europa dal punto di vista dell'economia e della finanza. «L'Italia – spiega – è pur sempre nelle dieci più grandi economie del mondo. Il grande debito pubblico è sostenibile perché bilanciato da un alto livello di risparmio privato. Le attuali sfide sono legate a due fattori: la percezione da parte degli investitori esteri che non sempre riflette la realtà, e, secondo elemento, l'alto grado di incertezza politica.»

L'attualità economico-finanziaria, particolarmente spinosa, fa scivolare il tema sui rapporti tra Cina e Usa, sui dazi imposti da Trump. «Più che le tariffe Usa-Cina mi preoccupa l'effetto incerto del trattamento diversificato che Trump ha riservato ai vari Stati europei.» E a proposito di una ipotetica Italianexit c'è da avere letteralmente paura perché «si verificherebbe uno scenario nel quale il nostro potere d'acquisto diminuirebbe fortemente».

Finalmente un po' di leggerezza che, però, è soltanto apparente. Trentunenne così lanciato in carriera, guarda con apprensione i tanti amici che stanno sposandosi e lui, ridendo sotto i baffi, «si sente sotto pressione». «Sì, - confessa – qui a Londra e in giro per il mondo mi mancano i genitori, gli amici, la vista delle montagne, il profumo della terra umida». Curioso che un giovane che per professione e con passione si occupa di investimenti definisca economia e finanza espressioni non soltanto di logica matematica ma anche di fantasia. Ma anche piacevole sentirgli dire che la fissa della nostalgia per il profumo della terra bagnata è molto strana perché «l'asfalto londinese non profuma nonostante sia spesso bagnato.» Forse è un inconscio radicamento alla propria terra.