Oggi Trento si ferma per salutare Antonio 

Ai funerali ci saranno Sergio Mattarella, Conte, Tajani e forse anche Berlusconi Ieri per tutta la giornata il mesto pellegrinaggio di migliaia di trentini in chiesa

di Ubaldo Cordellini

TRENTO. «E noi cosa dobbiamo fare?». La citazione dal Vangelo secondo Luca campeggia da molto tempo nella chiesa di Cristo Re, ma ieri sembrava più adatta che mai a tradurre lo stato d’animo di smarrimento e impotenza che pervadeva le centinaia, se non migliaia, di persone che si sono strette alla famiglia di Antonio Megalizzi, morto a 29 anni dopo essere stato ferito nell’attentato di Strasburgo. Antonio era tornato a mezzanotte e mezzo a casa, in quella Cristo Re che lo aveva visto crescere, tirare i primi calci al pallone e mostrare i primi sorrisi. Il carrofunebre del Comune di Trento lo aveva prelevato all’aeroporto di Verona e lo aveva riportato a Trento, scortato dalla polizia stradale. Con Antonio viaggiavano il papà Mimmo, la fidanzata Luana e il presidente della Provincia Maurizio Fugatti che era andato ad accoglierlo martedì pomeriggio all’aeroporto di Ciampino, insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro Riccardo Fraccaro. Ad aspettare la salma di Antonio in chiesa c’era il vescovo Lauro Tisi che ha celebrato subito la messa. Tra la piccola folla che ha voluto aspettare Antonio e poi partecipare alla messa anche il rettore dell’Università Paolo Collini.

Ieri mattina alle sei, poi, è stata aperta la camera ardente. Il parroco, don Mauro Leonardelli, e il cappellano, don Francesco Viganò, quando hanno aperto la chiesa hanno trovato già gente in attesa per dare un saluto ad Antonio. E da lì, dalle prime luci di una giornata fredda, ma tersa, è stato un fiume di persone che hanno voluto stare vicino a una famiglia colpita in maniera così dura da un destino assurdo e inspiegabile. Per tutta la mattina la mamma di Antonio, Annamaria, la sorella Federica e la fidanzata Luana sono rimaste sedute al primo banco della chiesa a ricevere un abbraccio che non era solo ideale, ma proprio fisico e concreto, da parte di centinaia di persone che si sono messe pazientemente in fila davanti alla bara. Il papà Mimmo, invece, si è occupato delle mille incombenze burocratiche che non ti lasciano mai nemmeno davanti a un dolore così nero e cupo, aiutato dal papà di Luana, Danilo Moresco.

In mattinata qualcuno, interpretando i sentimenti e la passione di Antonio, ha messo una bandiera dell’Unione Europea sulla bara, sopra il tricolore. Così il ragazzo che era partito da Trento in Flixbus per raccontare l’Europa da Strasburgo affronta l’ultimo viaggio con il doppio sudario, due bandiere per le quali si è sempre battuto da vivo e per le quali continueranno a battersi, da morto, le sue parole e i suoi valori come ha detto don Mauro durante il rosario di ieri pomeriggio: «Antonio è come un chicco di grano, un chicco che germoglia e diffonde i suoi valori e i suoi ideali di pace e unità tra i popoli». Parole che volevano essere di consolazione per quella famiglia distrutta dal dolore, ma anche che fotografano la realtà di un giovane che era tante cose, uno scrigno di entusiasmo, passioni ed emozioni, come hanno voluto ricordarlo i familiari nel necrologio. Nel pomeriggio papà Mimmo si è seduto vicino a Luana, ormai distrutta e spossata dopo otto giorni di passione e dolore, e l’ha abbracciata stretta stretta e baciata in fronte per farle forza, come se fosse la sua terza figlia. Anche la mamma Annamaria cercava di farle forza parlandole fitto fitto.

Intanto il viavai si intensificava. Sono arrivati anche Lorenzo Dellai, Francesco Moser, Giacomo Santini, Mario Malossini e tanti altri. Tutti a voler rendere concrete le parole di don Mauro: «Quello che possiamo fare noi come comunità cristiana è stare vicino alla famiglia in questo momento durissimo». Anche se la ricerca di senso sintetizzata nella domanda «Perché?» aleggiava in tutta la chiesa e negli sguardi degli amici di Antonio, come Giuseppe, che ricordava: «Sorrideva sempre. Lo ricordo sempre con il sorriso. Non doveva accadere». In serata anche Fugatti con tutta la giunta provinciale è voluto tornare in chiesa per salutare la famiglia di Antonio: «Vogliamo stare vicino alla famiglia e mostrare la partecipazione emotiva di tutto il Trentino al dramma di questo ragazzo che con il suo esempio e la sua vivacità intellettuale ha dato e sta dando una grande speranza a tutti noi», ha detto Fugatti. Per stare vicino alla famiglia e alla comunità per i funerali, che si terranno oggi alle 14,30 in Duomo, arriverà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con lui anche, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, il ministro Riccardo Fraccaro e da ambiente vicini a Forza Italia si fa trapelare che anche Silvio Berlusconi potrebbe arrivare a Trento. Intanto Antonio osserva Trento dalle pareti di palazzo Pretorio dove da ieri, al posto delle luci di Natale, su iniziativa del Comune viene proiettata la bellissima vignetta di Mauro Biani con scritto «Antonio l’Europeo».