La neve c’è, ma si è fermata in Austria 

Il «muro» delle Alpi lascia a secco le Dolomiti: un fenomeno documentato da Giampaolo Rizzonelli in viaggio al Brennero

di Andrea Selva

TRENTO. La neve c’è, solo che bisogna andarsela a cercare. Ad esempio in Austria, Svizzera o Germania - insomma sull’altro lato delle Alpi - dove nevica da giorni e l’altezza del manto bianco al suolo in alcune località ha raggiunto addirittura i tre metri. Sui versanti meridionali delle Alpi invece ne sono caduti pochi centimetri, quando basta per rendere il panorama invernale mentre l’industria dello sci finora si è salvata solo grazie alla neve artificiale.

Una situazione documentata da Giampaolo Rizzonelli, meteorologo per passione, da una decina d’anni cercatore di temperature estreme nell’ambito del progetto “siti freddi” di Meteo Triveneto, che il 2 gennaio ha affrontato un viaggio in auto alla ricerca della neve sull’altro lato delle Alpi, con l’obiettivo di sperimentare di persona il doppio volto (invernale e “quasi primaverile) dei versanti alpini.

«I modelli meteo, ma anche le webcam, indicavano una situazione tipica dell’inverno» racconta Rizzonelli, che ha pubblicato sui social network una serie di immagini del suo viaggio. «Così sono partito da Levico (dove abita, ndr) con cielo sereno e temperature tutto sommato miti. A Trento il termometro segnava circa 10 gradi e poco più avanti, lungo l’autostrada nella Bassa Atesina, dove il cielo era azzurro, si cominciava a vedere il “muro del Föhn” sopra le creste di confine italo-austriaco. Come previsto a Vipiteno ho incontrato i primi fiocchi di neve, portati dalle poche nubi che erano riuscite a sfondare il muro delle Alpi mentre al Brennero l’atmosfera era decisamente più invernale con una precipitazione nevosa in piena regola».

Era il 2 gennaio e nei giorni successivi le nevicate d’Oltralpe sono proseguite tanto da provocare una serie di disagi a residenti e turisti, con la necessità (come in Trentino cinque anni fa) di scaricare la neve dai tetti per evitare crolli. In realtà - spiega Rizzonelli - le località sciistiche delle Dolomiti non possono contare sulla neve che arriva da nord per le proprie piste: «Le Alpi sono sempre state un muro per le precipitazioni che arrivano da nord e i versanti dolomitici si imbiancano generalmente per effetto di precipitazioni atlantiche». Quanto alla neve che ha imbiancato il sud Italia, è l’effetto delle correnti nordiche che hanno aggirato le Alpi (saltando le Dolomiti) e si sono caricate di umidità sopra l’Adriatico. Un fenomeno già visto negli inverni scorsi quando i nostri versanti, come quest’anno, erano rimasti a secco.

Intanto a sud delle Alpi l’inizio anno è stato caratterizzato dalle raffiche di vento caldo che - come beffa ulteriore per le stazioni sciistiche delle Dolomiti - hanno reso impossibile produrre vento artificiale. Nell’infografica che pubblichiamo qui a sinistra abbiamo ricostruito l’effetto muro delle Alpi e il rialzo delle temperature provocato dal Föhn sui versanti meridionali. Fanno eccezione alcune valli altoatesine, come la valle Aurina, raggiunte dalle precipitazioni nevose austriache.

I trentini che amano la neve dovranno portare pazienza. Al di là di qualche raro fiocco (sempre per effetto dello “sfondamento” di nubi in arrivo da nord) non sono previste precipitazioni significative almeno fino all’ultima decade di gennaio quando la situazione potrebbe cambiare. Ma nessun meteorologo azzarda previsioni a così lunga distanza.